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LinkedIn Italia: la denuncia di chi ha oltre 40 anni di passioni informatiche e tecnologiche contro un sistema di recruiting marcio

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La goccia che fa traboccare il vaso, ovvero la solita richiesta da due soldi che fa cascare le braccia: “Mi manda il suo CV?”

Questo messaggio, arrivato per l’ennesima volta da un recruiter su LinkedIn, non è solo una domanda. È un insulto.

Un insulto a 42 anni di passione per l’informatica. Un insulto a 20 anni di presenza online documentata.

Un insulto a 16 anni di scrittura tecnica ininterrotta, ovvero dal 2010 da quando ho iniziato a creare contenuti generalizzati su tecnologia, informatica, etica, lavoro e quant’altro.

Un insulto a un nuovo blog attivo da 4 anni con attualmente più di 120 articoli su tecnologia, open source, sostenibilità e mercato del lavoro e intelligenza artificiale.

Il mio profilo LinkedIn è pieno zeppo dei miei articoli. Il mio blog è linkato ovunque. Basta un click, letteralmente uno, per vedere chi sono, cosa faccio, cosa so fare.

Ma no. “Mi mandi il suo CV?” E quindi mi chiedo se costoro sono scemi oppure lo fanno apposta.

E non sono solo io. Migliaia di professionisti italiani vivono la stessa esperienza quotidianamente. LinkedIn Italia è diventato un circo di recruiter che non leggono, non cercano, non rispettano.

Copiano, incollano, spammano. È ora di dire basta!

Ah, dimenticavo… e in più Linkedin continua a rompere le scatole proponendo di acquistare il piano premium e te lo fanno pure provare per 30 giorni gratis… e che a loro dire aumenterebbero le possibilità di trovare lavoro…

Perché dovrei pagare data la situazione disastrosa? Se cerco lavoro è proprio perché sono a corto di risorse monetarie! Quindi perché dovrei pagare se non ho soldi? Che senso ha?

Non lo voglio nemmeno provarlo per 30 giorni, figuriamoci.

A tutti gli effetti vedrete che sono quello che la società attuale considera un disadattato, un reietto, uno che non sta alle regole attuali di un mondo schifoso e spietato… e me ne vanto.

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Chi sono: oltre 40 anni di passione e competenze informatiche costruite dal nulla

Permettetemi di presentarmi, visto che evidentemente non basta avere tutto online da vent’anni.

Mi chiamo Valentino Francesco Mannara. Ho 46 anni (che compio il 19 maggio), primo di 4 figli da genitori di origine pugliesi che si trasferirono al nord Italia negli anni 70.

Vivo in Sicilia dal 27 Maggio 2006. Lavoro in partita IVA da 20 anni perché lavorare come dipendente qui è praticamente impossibile.

Sopravvivo con i sussidi statali e non me ne vergogno (ADI), perché non è colpa mia se il mercato del lavoro italiano è marcio.

La mia storia con l’informatica inizia a 4 anni, nel Gennaio del 1984, quando vidi per la prima volta quella meravigliosa auto nera… KITT, in Supercar (Knight Rider negli USA)… sì, proprio quella macchina parlante, quell’intelligenza artificiale che letteralmente mi folgorò.

Da quel momento, l’informatica è diventata la mia passione, quasi un ossessione perché vivi nella tecnologia e nell’informatica il mio vero futuro.

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Il percorso: dall’infanzia a oggi

  • 7-8 anni (1987-88): Mentre i miei genitori facevano le pulizie serali in un’azienda del sud milanese, io mi intrufolavo di nascosto per usare i computer aziendali con MS-DOS per sperimentarne le funzioni e imparare i comandi. Imparai ad usare il vecchio Lotus 123 e altri software.
  • Fine anni ’80: I miei ricevettero un computer Ericsson con monitor monocromatico ambrato e floppy disk da 5¼”. Lo divorai letteralmente ma avevo sempre l’impedimento di un padre possessivo e ossessivo che non mi faceva fare molto se non in sua presenza.
  • 14 anni (1994): Iniziai a lavorare come gommista per quasi tutta l’estate. In nero. Finii la terza media dopo essere stato bocciato in seconda e dall’età di 15 quando conseguii la Terza Media abbandonai gli studi in quanto ho sempre odiato il sistema mediocre scolastico italiano e mi buttai quindi nel mercato del lavoro facendo un sacco di lavori sporadici e da lì mi scontrai già con un’italia problematica con lavori sempre in nero, colpevoli quindi di sfruttamento minorile.
  • Anni ’90: Mentre lavoravo in nero al mercato (6 anni, di cui 3 anni da Marzo 1997 ai primi di Gennaio 2000 e poi da primavera 2003 fino a fine Maggio 2006, ad aspettare invano di essere regolarizzato), compravo riviste informatiche all’edicola. Computer Idea, Win Magazine, PC Professionale. CD pieni di software, tutorial, demo. Era l’unico modo per imparare senza internet costante, senza corsi, senza soldi.
  • 1997 (17 anni): Trovai un Atari Portfolio usato a un mercatino dell’usato. 100.000 lire. DIP-DOS, 128KB di memoria su smart card, pile stilo. Il mio primo vero computer portatile. Lo usavo per memorizzare contatti, prendere appunti al lavoro, organizzare dati.
  • 1999: Toshiba Satellite 2100 CDS con Windows 98 SE comprato insieme con una mia amica e successivamente gli rimborsai la sua parte e divenni poi l’unico proprietario l’anno dopo. DIverse esperienze con StarOffice di Sun Microsystems, pacchetto Microsoft Office 97 e 2000, poi Windows Millenium, Windows 2000 in ambito aziendale, Microsoft Frontpage per pagine web aziendali e primi siti web in HTML-XHTML/CSS. Primo incontro con le prime distribuzioni Linux in modalità Live da CD come Mandrake e anche altri sistemi come QNX.
  • 2004: Gericom 15″ Pentium 4.
  • 2006: Mi sposo, mi trasferisco in Sicilia, apro partita IVA ad inizio 2008 con il primo regime forfettario. Inizio il mio primo sito statico con Dreamweaver nel 2006 partendo da un template di base e la modificavo radicalmente, perché sapevo già lavorare con HTML e CSS in quanto anni prima lavorai con Microsoft Frontpage nell’anno 2000-2001.
  • 2007: ASUS A7 17” con modulo TV ibrido integrato. Prime esperienze con Ubuntu con Wubi.
  • 2010: Passo a WordPress. Il blog mio primo blog prende forma con i primi articoli. Approfondisco e promuovo i sistemi Linux e il software Open Source in generale.
  • 2011: Salto quantico – ASUS ROG G74SX, prima macchina gaming seria e qualità del mio lavoro enormemente migliorata.
  • 2013: MIgrazione definitiva a Linux Mint e trasferimento in Brasile per due mesi, problemi con gli italiani sul luogo di promesse lavorative non mantenute. Rientrato in Sicilia.
  • 2017: ASUS ROG GL753VE. Ad Ottobre dello stesso anno fondai il blog “niceportugal.com” come blog di riferimento per gli italiani sul luogo, sopralluogo a Portimao (in Algarve) per una settimana con alcuni possibili prospettive lavorative… rientrato in Italia in attesa di ritornarci per eventuali possibilità lavorative che ovviamente non si concretizzarono.
  • 2018: muore il vecchio blog “shadowlionheart.it” e naque “lionheartv80.com” e tornai in Portogallo ma stavolta a Lisbona presso l’azienda Sitel le cui inadempienze aziendali si verificarono il primo giorno che mi ha fatto accendere il campanello di allarme, lasciai l’azienda il giorno stesso e dopo qualche giorno rientrai d’urgenza in Sicilia. Inizio di un periodo nero in cui andai in costante burnout ed esaurimento emotivo.
  • 2021: ASUS ROG Strix Scar G732LW (laptop principale attuale).
  • 2022: Muore “lionheartv80.com” e lancio del blog attuale su valentinomannara.it con contenuti molto più variegati e impiego dell’intelligenza artificiale in moltisismi contesti. Il mio burnout emotivo continua ma arranco.
  • 2023: Lenovo ThinkPad L390 (secondo laptop su cui uso attualmente Zorin OS 18) e creo nuovi contenuti basati su intelligenza artificiale.
  • 2026: Il mio lavoro continua e ora fornisco servizio di articoli premium e ghostwriting oltre all’assistenza remota.

Tutte competenze utili e tutto acquistato con i miei soldi. Tutto sudato. Zero regali, zero raccomandazioni, zero privilegi.

Oltre a questo:

  • Sono il primo di 4 figli, reduce da situazioni familiari problematiche che non sto a raccontarvi.
  • Per 2 anni durante il fidanzamento ho mandato vaglia postali alla mia futura moglie, lontana in Sicilia, per metterli da parte e poterci sposare e senza aiuti di altro tipo.
  • Ho lavorato in nero nell’ambiente milanese per anni, aspettando invano che qualcuno mi regolarizzasse.

Questa è resilienza vera. Non quella dei post motivazionali su LinkedIn.

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Il problema: LinkedIn Italia è diventato un covo di avvoltoi

LinkedIn dovrebbe essere una piattaforma professionale. Dovrebbe servire a mettere in contatto aziende serie con professionisti competenti. Dovrebbe facilitare opportunità di qualità… ho detto “dovrebbe“, eh?

Invece è diventato un mercato delle vacche dove recruiter senza scrupoli spammano messaggi fotocopia a migliaia di persone, sperando che qualcuno abbocchi.

Le pratiche tossiche (che tutti conosciamo ma pochi denunciano)

1. Messaggi generici senza personalizzazione

“Ciao [NOME], ho visto il tuo profilo e…”

Bugia. Non hanno visto niente. Hanno cercato una parola chiave, sono usciti 200 nomi, hanno mandato lo stesso messaggio a tutti.

2. Richiesta del CV quando hai 20 anni di contenuti online

Il mio profilo LinkedIn è costellato di articoli. Il mio blog è pubblico dal 2006 in varie forme. 16 anni di scrittura tecnica. 4 anni di blog attuale con centinaia di articoli su tecnologia, open source, sostenibilità, mercato del lavoro.

Eppure leggo o mi sento dire: “Mi mandi il CV?” Al che mi cadono davvero le braccia e mi viene da rispondere chiedendo: “Ma sei deificente o cosa?”

Come fai a non aver letto il mio profilo? Come fai a chiedere il CV quando hai TUTTO davanti agli occhi?

La risposta è semplice: non gliene importa nulla. Sei solo un numero in una lista.

3. Proposte completamente fuori target

Hai 15 anni di esperienza senior? Ti propongono stage. Sei manager? Ti offrono contratti a progetto sottopagati. Sei specializzato in Linux e open source? Ti contattano per posizioni Windows.

Zero attenzione. Zero professionalità.

4. Ghosting dopo colloqui

Fai 3-4 colloqui. Investi tempo, energia, speranze. Poi silenzio. Nessuna risposta, nessun feedback, nessuna dignità.

5. Il ricatto morale: “Se critichi pubblicamente, nessuno ti assumerà”

Questa è la ciliegina sulla torta.

Un mio contatto su LinkedIn ha scritto un post critico sulle pratiche scorrette dei recruiter. Un recruiter gli ha risposto: “I tuoi post al vetriolo determineranno il fatto che altri recruiter non ti contatteranno più.”

Traduzione: “Stai zitto o sei fuori.”

È omertà. È controllo sociale. È la dinamica mafiosa applicata al mercato del lavoro.

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Il vero problema: l’omertà professionale italiana

In Italia c’è una cultura dell’omertà professionale che fa rabbrividire.

Tutti sanno come funziona davvero il mercato del lavoro. Tutti vedono le storture. Tutti subiscono le pratiche scorrette.

Ma nessuno parla. Nessuno denuncia. Perché?

Paura di ritorsioni.

Funziona così:

  • Silenzio complice: Tutti sanno che certe pratiche sono scorrette, ma nessuno parla per paura.
  • Sistema chiuso: Chi è dentro protegge chi è dentro, a prescindere dalla competenza.
  • Punizione per chi denuncia: Chi alza la voce viene emarginato, etichettato come “problematico”.
  • Codice non scritto: “Non si criticano pubblicamente le aziende, non si attaccano i recruiter, non si dice come funziona davvero.”

Questa è la stessa dinamica della mafia. Non sto dicendo che il recruiting italiano sia letteralmente mafioso, ma usa gli stessi meccanismi di controllo sociale.

E quando uno come me o come il mio contatto dice pubblicamente “questo sistema fa schifo”, la reazione è sempre la stessa: “Stai rovinando la tua reputazione professionale.”

Ma quale reputazione? Quella costruita in 42 anni o quella che deriva dall’abbassare la testa e accettare il loro gioco?

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Perché i post critici sono POSITIVI, non negativi

Quando qualcuno critica pubblicamente le pratiche scorrette dei recruiter, non sta “rovinando la sua reputazione”. Sta facendo due cose fondamentali:

1. Filtrare le aziende tossiche

Se un’azienda o un recruiter si offende perché uno sviluppatore denuncia pratiche scorrette (colloqui infiniti, ghosting, offerte ridicole, richieste assurde), quella è ESATTAMENTE un’azienda da cui stare alla larga.

I post critici filtrano automaticamente:

  • Le aziende serie (che apprezzano candidati informati) dalle aziende tossiche (che cercano persone remissive)
  • I recruiter professionali (che lavorano con rispetto) dai body rental (che spremono persone)
  • Le opportunità vere dalle fregature

2. Educare il mercato

Quando denunci pubblicamente le storture, stai educando altri professionisti a:

  • Riconoscere le red flag
  • Pretendere rispetto
  • Non accettare condizioni indecenti
  • Alzare gli standard di quello che è accettabile

Questo per i recruiter mediocri è un problema, perché quando la gente si sveglia e inizia a dire “no” alle offerte spazzatura, loro devono iniziare a lavorare seriamente.

Ecco perché ti attaccano. Non perché hai torto, ma perché hai ragione.

Il mercato del lavoro in Sicilia: l’impossibilità resa sistema

Parliamo della mia situazione specifica, perché rappresenta perfettamente il fallimento sistemico italiano.

Vivo in Sicilia. Lavoro in partita IVA da 20 anni. Sopravvivo con i sussidi statali.

Perché?

Non perché sono pigro. Non perché non ho competenze. Non perché non voglio lavorare.

Perché lavorare come dipendente in Sicilia è praticamente impossibile.

Le opportunità sono:

  • Body rental che ti spremono per 20.000€ annui
  • Consulenze che ti vendono come “risorsa” a 60€/ora e te ne danno 10
  • Contratti a progetto senza tutele, senza contributi, senza dignità
  • Stage per quarantenni con 20 anni di esperienza

E quando dici “no, grazie, ho dignità”, ti rispondono che sei “troppo esigente”.

Ma la dignità non è un privilegio, non è una semplice esigenza. È un diritto fondamentale!

Quindi sì, vivo con i sussidi. E no, non me ne vergogno. Perché il problema non sono io. Il problema è un sistema che costringe professionisti competenti a scegliere tra lo sfruttamento e la povertà dignitosa.

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I numeri che nessuno vuole vedere

Facciamo un po’ di conti, perché i numeri non mentono.

La mia esperienza:

  • Oltre 40 anni di passione informatica e tecnologica (da quando ero bambino, dal 1984 a oggi)
  • 30+ anni di pratica autodidatta (dai computer aziendali dove lavoravano i miei genitori in poi)
  • 20 anni di presenza online documentata (dal 2006)
  • Quasi 20 anni di partita IVA in condizioni difficilissime e servizio di assistenza remota già da allora.
  • 16 anni di scrittura tecnica continuativa (dal 2010)
  • 4 anni di blog attuale attivo (oltre 120 articoli e prima di allora sugli altri blog oltre 500 di articoli)
  • 6 anni in nero al mercato aspettando invano di essere regolarizzato
  • 26 anni di evoluzione hardware tracciabile (dall’Atari Portfolio all’ASUS ROG)

Tutto questo è pubblico. Tutto questo è verificabile. Tutto questo è accessibile con un click.

Eppure un recruiter mi chiede il CV.

Questo non è recruiting. È insulto.

Il modello di business tossico: volume vs qualità

Il problema di fondo è che molte agenzie di recruiting in Italia lavorano a volume, non a qualità.

Il loro modello è semplice:

  1. Cerca parole chiave generiche su LinkedIn
  2. Estrai 500 profili
  3. Manda lo stesso messaggio a tutti
  4. Incrocia le dita sperando che 5 rispondano
  5. Ripeti

Zero investimento nel capire chi hanno davanti. Zero interesse a costruire relazioni professionali vere. Zero rispetto per le persone.

Vengono pagati a placement, quindi è un gioco di numeri. Più messaggi mandi, più probabilità hai di chiudere qualcosa.

Il problema è che questa logica distrugge il mercato del lavoro.

Quando i professionisti vengono trattati come numeri in una lista, quando il rispetto sparisce, quando la dignità non conta più, il sistema collassa.

E poi si lamentano che “non si trova personale qualificato”.

Falso. Il personale qualificato c’è. Semplicemente non vuole più avere a che fare con voi.

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Cosa fare: la ribellione necessaria

Sono stanco. Siamo stanchi.

Stanchi di:

  • Messaggi fotocopia
  • Richieste assurde
  • Offerte indecenti
  • Ghosting sistematico
  • Ricatti morali
  • Omertà professionale

È ora di ribellarsi. È ora di dire basta.

Le regole della ribellione professionale

1. Non fate MAI compromessi sulla dignità… e se li avete fatti non fateli più!

Se un’offerta è sottopagata, dite no. Se un recruiter non ha letto il vostro profilo, ignoratelo. Se un’azienda vi ghosting, pubblicate la vostra esperienza.

Non abbassate la testa. Mai!

2. Parlate pubblicamente delle pratiche scorrette

Scrivete post. Scrivete articoli. Raccontate le vostre esperienze.

La trasparenza uccide le pratiche tossiche. Più persone parlano, più diventa difficile per i recruiter mediocri continuare a operare impunemente.

3. Filtrate attivamente le opportunità tossiche

Se un messaggio inizia con “Ciao [NOME]”, cestinate. Se vi chiedono il CV senza aver letto il profilo, ignorate. Se l’offerta è vaga o sottopagata, rifiutate.

Il vostro tempo vale. La vostra competenza vale. La vostra dignità vale.

4. Supportate chi denuncia

Quando vedete qualcuno criticare pubblicamente pratiche scorrette, supportatelo. Commentate, condividete, rafforzate il messaggio.

L’omertà vive nel silenzio. La ribellione vive nella solidarietà.

5. Costruite alternative

Freelance, partita IVA, cooperazione tra professionisti, reti di mutuo aiuto.

Se il sistema non funziona, costruitene uno nuovo.

Il messaggio ai recruiter seri (pochi ma esistono)

Questo articolo non è contro tutti i recruiter. Lo so che esistono professionisti seri che:

  • Leggono davvero i profili
  • Propongono opportunità pertinenti
  • Rispettano il tempo e la competenza altrui
  • Danno feedback anche quando è negativo
  • Costruiscono relazioni professionali vere

A voi: grazie. Continuate così.

Il problema non siete voi. Il problema sono i vostri colleghi mediocri che stanno distruggendo la credibilità dell’intera categoria.

E forse è ora che anche voi iniziate a denunciare pubblicamente le pratiche scorrette dei vostri colleghi. Perché finché il silenzio regna, il marciume prospera.

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Il messaggio ai professionisti che stanno soffrendo

Se stai leggendo questo articolo e ti riconosci in quello che scrivo, sappi che non sei solo.

Migliaia di professionisti italiani vivono la stessa frustrazione quotidianamente:

  • Competenze ignorate
  • Esperienza svalutata
  • Dignità calpestata
  • Opportunità negate

Non è colpa tua. È il sistema che è marcio.

E la buona notizia è che più persone si ribellano, più il sistema inizia a scricchiolare.

Quindi:

  • Parla
  • Denuncia
  • Rifiuta i compromessi
  • Pretendi rispetto
  • Costruisci alternative

La tua voce conta. La tua esperienza conta. La tua dignità conta.

Conclusione: l’onestà è la migliore politica, sempre

Ho 46 anni. 42 anni di passione informatica. 20 anni di partita IVA in Sicilia. 20 anni di presenza online documentata.

Ho vissuto in nero, ho cresciuto i miei fratelli, ho mandato vaglia alla mia futura moglie quando non avevo soldi, ho costruito tutto da solo.

Non ho intenzione di abbassare la testa adesso.

LinkedIn Italia è diventato un covo di recruiter senza scrupoli che non leggono, non cercano, non rispettano. Copiano, incollano, spammano.

E io dico basta. E invito tutti voi a dire basta.

L’onestà è la migliore politica, sempre e comunque. Anche quando costa. Anche quando ti rende scomodo. Anche quando ti fa perdere opportunità mediocri.

Perché alla fine della giornata, devi guardarti allo specchio. E voglio poterlo fare sapendo di non aver mai venduto la mia dignità per un tozzo di pane.

Voi cosa scegliete?

Call to action

Se questo articolo ti ha toccato, se riconosci queste dinamiche, se hai vissuto esperienze simili:

Condividi la tua storia nei commenti.

Più persone parlano, più difficile diventa mantenere l’omertà.

E se sei un recruiter serio, dimmi: come vedi questa situazione? Cosa pensi dei tuoi colleghi che operano così?

Il silenzio è complicità. La verità è ribellione.

Scegliamo la verità.

Altre fonti e citazioni

Problemi e truffe su LinkedIn

  1. Truffe comuni su LinkedIn (ESET)
    https://www.eset.com/it/info/eset-blog/sicurezza-it-aziendale/truffe-comuni-su-linkedin-attenzione-agli-attacchi-di-phishing-e-alle-false-offerte-di-lavoro/
  2. Online Recruitment Scam (ADICU)
    https://www.adicu.it/2025/04/07/online-recruitment-scam-il-lavoro-dei-sogni-si-trasforma-in-incubo/
  3. LinkedIn scams 2025 (ExpressVPN)
    https://www.expressvpn.com/it/blog/come-individuare-e-proteggersi-dalle-truffe-su-linkedin/
  4. Cercare lavoro su LinkedIn: rischi e vantaggi (Repubblica degli Stagisti)
    https://www.repubblicadeglistagisti.it/article/lavoro-linkedin-vantaggi-rischi
  5. Recensioni negative LinkedIn su Trustpilot
    https://it.trustpilot.com/review/www.linkedin.com

Body Rental e sfruttamento nel settore IT

  1. Body rental: il caporalato degli informatici (Informazione senza filtro)
    https://www.informazionesenzafiltro.it/si-chiama-body-rental-e-il-caporalato-degli-informatici
  2. Body rental – Wikipedia
    https://it.wikipedia.org/wiki/Body_Rental
  3. Lo sfruttamento nel mondo dell’informatica (L’Ordine Nuovo)
    https://www.lordinenuovo.it/2025/08/12/lo-sfruttamento-nel-mondo-dellinformatica-intervista-a-un-lavoratore/
  4. Body rental: dal caporalato alla crisi della ICT in Italia (LinkedIn Post)
    https://it.linkedin.com/pulse/il-body-rental-dal-caporalato-delle-professioni-al-crollo-pugliese
  5. Dipendenti dati in prestito? (UIL TUCS PDF)
    https://uiltucs.it/wp-content/uploads/2022/01/Partecipazione_3_2021-body_rental.pdf
  6. Un viaggio nel marasma del body rental (lavoroit)
    https://lavoroit.wordpress.com/
  7. I lavoratori tech si organizzano (Infoaut)
    https://infoaut.org/sfruttamento/i-lavoratori-tech-si-organizzano-ma-cosa-vogliono

Recruiting su LinkedIn Italia

  1. LinkedIn & Recruiters in Italia (LinkedIn Post di Mirko Saini)
    https://www.linkedin.com/pulse/linkedin-recruiters-ecco-come-mirko-saini

Questi link coprono:

  • Truffe e phishing su LinkedIn
  • Body rental e sfruttamento informatici
  • Testimonianze dirette di lavoratori
  • Analisi del recruiting italiano
  • Documenti ufficiali (Wikipedia, sindacati)

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