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TARI, RAEE e Linux: il risparmio che nessuno ti ha mai spiegato

TARI RAEE Linux slide

Hai un computer “vecchio” (secondo Microsoft), paghi la TARI ogni anno e non sai che questi due elementi sono collegati.

Ecco come Linux può spezzare questo circolo vizioso — per privati, famiglie e aziende.

Infatti in questo articolo vedrete dati sorprendenti e soprattutto informazioni utili che molto probabilmente non avete mai considerato e i contesti sono variegati.

Paghi la TARI. Butti il PC. Non hai ancora capito il problema.

Ogni anno, puntuale come una tassa (e in effetti lo è), arriva la bolletta della TARI.

Per una famiglia italiana tipo, nel 2025, quella voce vale in media 340 euro, con un aumento del 3,3% rispetto al 2024 — un incremento che supera persino il tasso di inflazione.

Se vivi al Sud (come nel mio caso dopo il mio trasferimento da Milano avvenuto nel 2006) la situazione è peggiore: in Sicilia la media arriva a 402 euro, in Campania a 418, in Puglia addirittura a 445.

La media nazionale TARI 2025 è di 350 euro per famiglia, in crescita dai 338 euro del 2024. Il record assoluto tra tutti i comuni italiani spetta a Pisa con 650 euro, mentre La Spezia è la più economica con 180 euro.

Nello stesso momento, ogni tre o quattro anni, accade qualcosa di molto familiare: il tuo computer comincia a rallentare.

O meglio — non rallenta il computer. Rallenta Windows. Arriva la notifica: “Il tuo PC non è compatibile con Windows 11.” Oppure il classico “Windows 10 raggiungerà il fine supporto nell’ottobre 2025. Aggiorna o resterai senza protezione.”

Risultato: un computer perfettamente funzionante finisce in un cassetto, o peggio, in un sacco della spazzatura.

Diventa un rifiuto. Un RAEE — Rifiuto da Apparecchiatura Elettrica ed Elettronica.

E lì torna in scena la TARI, perché il sistema che gestisce quei rifiuti è esattamente quello che stai finanziando ogni anno con la tua bolletta.

Questo articolo ti spiega perché questi due elementi — la TARI e il tuo PC “vecchio” — sono collegati molto più di quanto pensi.

E come Linux può spezzare questo circolo vizioso, facendoti risparmiare su entrambi i fronti.

E la pubblica amministrazione italiana dovrebbe osservare l’articolo 68 CAD varato nel lontano 2005 ma che non osserva. Come al solito.

La TARI nel 2025: cosa la fa salire — e perché difficilmente scenderà

La TARI (Tassa sui Rifiuti) esiste dal 2014 e finanzia l’intero ciclo della gestione dei rifiuti urbani: raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento. Il calcolo si basa sulla superficie dell’immobile e sul numero di occupanti, ed è ogni Comune a determinare le tariffe.

Questo spiega le differenze enormi che esistono tra città e città: non c’è un criterio nazionale uniforme, e chi vive in un’area con meno impianti, meno efficienza o più sprechi paga di più.

Il divario tra Nord e Sud è in questo senso emblematico e documentato.

Al Nord la spesa media nel 2025 è di 290 euro per famiglia, con una raccolta differenziata che raggiunge il 73% dei rifiuti prodotti.

Al Sud la spesa media sale a 385 euro, e la differenziata si ferma al 59%. Il paradosso è chiaro: chi differenzia meno paga di più, non perché sia più “pigro”, ma perché il sistema impiantistico del Sud è strutturalmente sottodimensionato rispetto al Nord.

La carenza di impianti alza i costi di smaltimento, che ricadono sulla bolletta del cittadino.

Ma c’è un elemento che viene quasi sempre ignorato nel dibattito sulla TARI: la quantità di rifiuti che immettiamo nel sistema.

Meno rifiuti significa meno costi di gestione. E meno costi significa — almeno in teoria — bollette più basse. O quantomeno bollette che non crescono così rapidamente.

È qui che entra in gioco un tipo di rifiuto che la maggior parte delle persone non considera quando apre la bolletta TARI: l’elettronica dismessa.

RAEE: la montagna di rifiuti elettronici che continuiamo a produrre

I RAEE — Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche — sono uno dei flussi di rifiuti in crescita più rapida del pianeta.

Secondo il Global E-Waste Monitor 2024 delle Nazioni Unite, nel 2022 nel mondo sono state generate 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, con un aumento dell’82% rispetto al 2010.

La produzione aumenta cinque volte più velocemente rispetto alla capacità di riciclo. E le stime per il 2030 parlano di 82 milioni di tonnellate.

L’Italia non è da meno. Con una raccolta pro capite di circa 8,5 kg all’anno, il nostro Paese si trova al 20° posto in Europa, ben lontano dalla media europea di 10,93 kg.

Rispetto all’obiettivo europeo di raccolta del 65%, l’Italia è ferma al 37% (dato 2023). Tradotto: oltre la metà dei rifiuti elettronici prodotti in Italia finisce in canali irregolari, viene smaltita in modo improprio o semplicemente scompare.

Il problema non è solo ambientale — anche se lo è in modo serio. È anche economico. Ogni tonnellata di RAEE non raccolta correttamente rappresenta una perdita di materie prime preziose: rame, alluminio, oro, argento, palladio, terre rare.

Materiali che poi dobbiamo importare, con tutto il costo energetico e geopolitico che ne consegue. Il valore economico dei metalli contenuti nei rifiuti elettronici globali del 2022 è stato stimato in oltre 90 miliardi di dollari. Di cui solo una piccola parte è stata recuperata.

Sul fronte ambientale, i numeri sono ancora più pesanti.

Quando i RAEE vengono trattati in modo non conforme, rilasciano nell’ambiente sostanze tossiche — piombo, mercurio, ritardanti di fiamma bromurati — che inquinano suolo e acque.

Un trattamento corretto, invece, dal riciclo di ogni 1.000 tonnellate di RAEE domestici permette di evitare l’immissione in atmosfera di quasi 7.000 tonnellate di CO₂.

Un risparmio energetico di oltre 1,5 milioni di kWh. Materiali recuperati equivalenti al peso di due Frecce Rosse.

Tutto questo per dire una cosa semplice: ogni PC che finisce nella spazzatura invece di essere riutilizzato è un danno ambientale reale, misurabile, evitabile.

Il PC “morto secondo Microsoft“: il rifiuto che non doveva nascere

Nell’ottobre 2025 Microsoft ha terminato il supporto a Windows 10.

Questo significa niente più aggiornamenti di sicurezza per un sistema operativo che, al momento del suo fine vita, era ancora installato su centinaia di milioni di computer nel mondo.

La “soluzione” proposta da Microsoft è aggiornare a Windows 11 — che però richiede hardware specifico, in particolare il chip TPM 2.0, assente in moltissimi computer prodotti prima del 2017-2018.

Il risultato pratico è che milioni di PC perfettamente funzionanti — capaci di navigare su internet, gestire documenti, usare email e applicativi da ufficio — vengono considerati “obsoleti” non perché si siano rotti, ma perché il software che ci gira sopra ha smesso di essere supportato.

Il problema non è l’hardware: è la politica commerciale di un’azienda.

Un PC di fascia media pesa tra i 4 e gli 8 kg. Un laptop tra i 1,5 e i 2,5 kg.

Come rifiuto speciale RAEE, lo smaltimento ha un costo: le aziende sono obbligate per legge ad affidarsi a operatori autorizzati, con registrazione, trasporto, documentazione e trattamento.

Un costo che non è solo economico ma anche burocratico, specialmente per le PMI che devono gestire il fine vita di decine o centinaia di macchine.

Per i privati, la situazione è spesso peggiore: mancanza di informazione sui punti di raccolta, difficoltà logistiche, tendenza a lasciare il vecchio PC in un cassetto per anni.

In molti casi, l’apparecchiatura finisce direttamente nel cestino dell’indifferenziata — il che è illegale, inquinante e contribuisce a gonfiare il flusso di rifiuti che poi ricade sulla bolletta TARI di tutti.

Linux: la soluzione che nessuno ti ha proposto

Linux è un sistema operativo open source, gratuito, disponibile in decine di versioni (chiamate “distribuzioni”) pensate per diversi tipi di utente e di hardware.

Alcune distribuzioni Linux sono progettate specificamente per far funzionare computer vecchi — anche molto vecchi — con prestazioni sorprendenti.

La logica è semplice: se il problema del tuo PC non è l’hardware ma il software, cambia il software.

Un computer che “non regge” Windows 11 è perfettamente in grado di far girare una distribuzione Linux leggera.

Può navigare su internet, aprire documenti Office (tramite LibreOffice), gestire email, fare videoconferenze, lavorare con fogli di calcolo.

Tutto quello che si fa con un PC da ufficio o domestico. E in molti casi lo fa più velocemente di quanto facesse con Windows, perché il sistema operativo richiede meno risorse.

Quanti anni di vita in più può guadagnare un PC con Linux?

La risposta dipende dall’hardware, ma i dati di chi ha fatto questa transizione sono consistenti: da 5 a 10 anni di vita aggiuntiva per una macchina che altrimenti sarebbe stata dismessa.

Un laptop del 2013 con 4 GB di RAM e un processore i5 di seconda generazione è considerato inutilizzabile con Windows 11.

Con una distribuzione come Linux Mint, Zorin OS o Lubuntu gira in modo fluido e svelte le attività quotidiane.

Per un privato, questo significa non dover comprare un nuovo computer ogni tre o quattro anni.

Per un’azienda con 20, 50 o 100 postazioni di lavoro, il risparmio è immediato e misurabile: niente licenze Windows (da 100 a 200 euro per macchina), niente licenze Office (da 70 euro/anno per utente in abbonamento), niente hardware nuovo per soddisfare i requisiti minimi di Windows 11.

E soprattutto: niente RAEE. Nessun rifiuto da gestire, nessun costo di smaltimento, nessuna burocrazia.

Il caso del Comune di Vicenza: quando lo Stato capisce la logica

Non si tratta di una proposta teorica. Nel 2016 il Comune di Vicenza ha avviato ufficialmente un percorso di migrazione di oltre 700 postazioni di lavoro da Windows a Zorin OS, una distribuzione Linux.

L’obiettivo era ridurre i costi di licenza e prolungare la vita delle macchine esistenti, con il supporto diretto degli sviluppatori di Zorin OS.

È un esempio documentato di come questa scelta — a tutti i livelli, dal singolo privato alla pubblica amministrazione — abbia una logica concreta, non ideologica.

Il caso Vicenza è tanto più significativo perché viene dal Veneto, una regione con una forte cultura manifatturiera e pragmatica.

Non si tratta di una scelta “politica”, ma di una valutazione di costi e benefici fatta da chi gestisce risorse pubbliche.

Il doppio risparmio: privati e famiglie

Per una famiglia italiana il ragionamento è diretto. Se il tuo PC funziona ma non regge Windows 11, hai due opzioni: comprarne uno nuovo (spesa minima 400-600 euro per un laptop decente) o installare Linux (spesa zero, tempo: un pomeriggio).

La seconda opzione non solo ti fa risparmiare sull’acquisto, ma elimina anche i costi di licenza futuri.

Sul fronte ambientale e della TARI, il contributo è indiretto ma reale. Ogni PC che non diventa un RAEE è un rifiuto che non entra nel sistema di gestione.

Meno rifiuti elettronici nel sistema significa meno costi complessivi di trattamento. È la stessa logica della raccolta differenziata: quando funziona bene, abbassa i costi per tutti.

La TARI è una tassa collettiva — i comportamenti individuali, aggregati, hanno un effetto sul suo ammontare.

In più, eliminare i costi di licenza Microsoft non è un risparmio trascurabile: tra Windows e il pacchetto Office si parla facilmente di 150-200 euro in meno ogni due-tre anni, che con Linux restano in tasca.

Il doppio risparmio: PMI e aziende

Per le piccole e medie imprese il discorso diventa ancora più concreto. Le aziende sono soggette a obblighi precisi sulla gestione dei RAEE professionali: non possono smaltire autonomamente le apparecchiature dismesse, ma devono affidarsi a operatori autorizzati. I

l che significa costi di ritiro, trasporto, documentazione e trattamento — oltre all’impegno di tempo per gestire la burocrazia.

Una PMI con 15 postazioni di lavoro che ogni quattro anni rinnova l’hardware affronta costi reali: il valore residuo delle macchine usate è spesso vicino a zero, i costi di smaltimento RAEE sono concreti, e le nuove licenze Microsoft rappresentano una voce fissa di bilancio.

Passare a Linux su queste stesse macchine può eliminare completamente il ciclo di rinnovo hardware per almeno altri cinque anni, azzerare i costi di smaltimento RAEE e ridurre in modo drastico la spesa in licenze software.

Il risparmio stimato su licenze per una struttura da 10 postazioni si colloca tipicamente tra i 3.000 e gli 8.000 euro l’anno, a seconda del software in uso.

A cui si aggiungono i costi evitati di smaltimento hardware e acquisto di nuove macchine.

C’è poi un argomento che le aziende con certificazioni ambientali — come la ISO 14001, la norma internazionale sulla gestione ambientale — dovrebbero considerare seriamente.

Dichiarare un impegno verso la sostenibilità ambientale mentre si continua ad alimentare il ciclo Windows-rinnovo hardware-RAEE è una contraddizione che diventa sempre più difficile da giustificare.

Linux, in questo senso, non è solo una scelta economica: è una scelta coerente con i valori che molte aziende dichiarano di avere.

Sostenibilità ambientale: i numeri che contano

Vale la pena fermarsi sui numeri ambientali, perché la questione RAEE ha dimensioni che spesso sfuggono al dibattito quotidiano. Nel 2022 il mondo ha prodotto 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici.

Solo il 22,3% è stato raccolto e riciclato correttamente. Il resto — oltre tre quarti di questa montagna — è andato perduto, smaltito in modo irregolare, o spedito verso paesi a basso reddito attraverso movimenti transfrontalieri non documentati.

I rifiuti elettronici non sono neutri: contengono piombo, mercurio, cadmio, ritardanti di fiamma bromurati. Se dispersi nell’ambiente, questi materiali contaminano suolo e falde acquifere.

Se inceneriti in impianti non adeguati, rilasciano diossine e altri composti tossici.

Ogni anno, a causa di una gestione non conforme dei RAEE, nell’ambiente vengono dispersi 58 milioni di kg di mercurio e 45 milioni di kg di plastica contenente sostanze pericolose.

All’opposto dello spettro, il riciclo corretto dei RAEE è una delle operazioni più virtuose dell’economia circolare.

Dal riciclo di 1.000 tonnellate di rifiuti elettronici si ricavano circa 900 tonnellate di materie prime seconde — ferro, plastiche, vetro, rame, alluminio — e si evita l’emissione in atmosfera di quasi 7.000 tonnellate di CO₂. Un risparmio energetico di oltre 1,5 milioni di kWh.

Ma la gerarchia dell’economia circolare è chiara su un punto: prevenire è sempre meglio di riciclare. Un rifiuto che non viene generato non deve essere raccolto, trasportato, trattato, riciclato.

Non consuma energia nel processo, non produce emissioni, non richiede infrastrutture. Il PC che non diventa un RAEE grazie a Linux è, ambientalmente, molto più prezioso del PC che viene correttamente riciclato.

Estendere la vita utile di un dispositivo elettronico di 5-10 anni riduce significativamente la sua impronta ambientale complessiva: la fase di produzione, che include l’estrazione di materie prime critiche e la manifattura, è responsabile di gran parte dell’impatto ambientale di un prodotto elettronico.

Ogni anno di utilizzo in più “ammortizza” quell’impatto su un periodo più lungo.

Linux e TARI: il collegamento che mancava

Tiriamo le fila. La TARI aumenta ogni anno, con differenze enormi tra Nord e Sud, perché finanzia un sistema di gestione dei rifiuti che costa sempre di più.

Parte di quei rifiuti sono elettronici — PC, laptop, monitor, stampanti dismesse. Questi RAEE costano da gestire, creano burocrazia per le aziende, e nella peggiore delle ipotesi inquinano l’ambiente.

Linux permette di prolungare la vita dei dispositivi informatici di anni, eliminando alla radice la necessità di dismissione prematura.

Meno RAEE significa un sistema di gestione dei rifiuti più leggero, meno costoso, più sostenibile. Nel medio periodo, questo si traduce in meno pressione al rialzo sulle tariffe TARI.

Il collegamento non è diretto come “installa Linux e la tua TARI scende di X euro il mese prossimo”.

Non funziona così, e sarebbe scorretto dirlo.

Il collegamento è sistemico: le scelte tecnologiche di milioni di famiglie e migliaia di aziende producono effetti reali e misurabili sui flussi di rifiuti, sui costi del sistema e sull’ambiente.

Linux è uno degli strumenti — gratuito, maturo, affidabile — con cui è possibile fare una scelta diversa.

Non si tratta di ideologia open source. Si tratta di fare i conti in modo onesto, tenendo presente l’intero ciclo di vita degli oggetti che usiamo — non solo il prezzo al momento dell’acquisto.

Cosa puoi fare adesso

Se hai un PC che Microsoft con Windows 11 ha “abbandonato”, puoi provare Linux senza rischi prima di fare qualsiasi scelta.

La maggior parte delle distribuzioni Linux si scarica gratuitamente, si mette su una chiavetta USB e si avvia in modalità “live” — cioè puoi usarla senza installare nulla, senza toccare l’hard disk, per capire se fa al caso tuo. In ogni caso puoi contattarmi per darti l’assistenza che ti serve.

Le distribuzioni più adatte per chi parte da zero o viene da Windows sono Linux Mint (interfaccia familiare, ottima compatibilità hardware), Zorin OS (pensata esplicitamente per chi migra da Windows) e Ubuntu LTS (la più diffusa, con ampia documentazione online).

Per PC più vecchi con poca RAM, Lubuntu o Linux Lite sono le opzioni più leggere.

Se sei un’azienda o un libero professionista, una valutazione onesta dei costi di licenza, dei cicli di rinnovo hardware e dei costi di smaltimento RAEE potrebbe sorprenderti.

Il TCO (Total Cost of Ownership) di un parco macchine Linux è strutturalmente più basso rispetto a quello di un parco macchine Windows, soprattutto nel medio e lungo periodo.

Il vero salto culturale che serve è smettere di valutare la tecnologia solo al momento dell’acquisto e cominciare a considerare cosa succede dopo: quando il software smette di essere supportato, quando l’hardware viene dismesso, quando i rifiuti che produciamo arrivano in bolletta.

Quei costi esistono. Li stiamo pagando. Linux non risolve tutto — ma è un pezzo di soluzione che costa zero e che chiunque può provare oggi.

Nel caso invece abbiate per forza bisogno di macchine adeguate per uso privato o professionale potete sempre fare una scelta sostenibile con i computer ricondizionati. Amazon Renewed ne è un esempio.

Fonti principali:

TARI

UIL, Studio TARI 2024: https://www.uil.it/comunicati/tari-2024

Cittadinanzattiva, Osservatorio Prezzi e Tariffe: https://www.cittadinanzattiva.it/approfondimenti/servizi-pubblici/acqua-e-rifiuti/

TARI UIL — Studio TARI 2025 (PDF ufficiale): https://www.uil.it/documents/Studio_Uil_su_Tari%202025.pdf

RAEE — Italia Centro di Coordinamento RAEE — Rapporto Annuale 2023: https://www.cdcraee.it/rapporti-raee/rapporto-annuale-2023/

Sito dati RAEE Italia aggiornati: https://www.cdcraee.it

RAEE — Dati globali Global E-Waste Monitor 2024 (ITU/UNITAR) — pagina ufficiale: https://ewastemonitor.info/the-global-e-waste-monitor-2024/

Global E-Waste Monitor 2024 — PDF scaricabile direttamente: https://ewastemonitor.info/wp-content/uploads/2024/03/GEM_2024_18-03_web_page_per_page_web.pdf

Comunicato stampa ufficiale ITU: https://www.itu.int/en/mediacentre/Pages/PR-2024-03-20-e-waste-recycling.aspx

Linux / Caso Vicenza — Zorin OS

Fonte italiana (VicenzaToday, articolo originale): https://www.vicenzatoday.it/cronaca/vicenza-scelta-open-source-per-il-comune-arriva-zorin.html

Fonte ufficiale Zorin OS (blog ufficiale degli sviluppatori): https://blog.zorin.com/2016/04/29/the-city-of-vicenza-is-choosing-zorin-os/

Wikipedia italiano (voce Zorin OS con riferimento a Vicenza): https://it.wikipedia.org/wiki/Zorin_OS

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