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Atari Portfolio DIP/PDR-10: il mio primo vero portatile

atari portfolio slide

Ci sono oggetti tecnologici che, col senno di poi, si rivelano molto più importanti di quanto apparissero all’epoca. L’Atari Portfolio è uno di questi.

Per molti è rimasto un semplice computer tascabile anni ’80, per altri un’icona resa celebre da Terminator 2.

Per me, invece, è stato il primo vero portatile della mia vita.

Ho deciso infatti di iniziare il 2026 narrando un pezzo della mia storia di vita con l’informatica e la tecnologia, visto che per me farmi strada è stata una vita solitaria a tutti gli effetti senza approvazioni e senza appoggi da parte di nessuno.

N.B. Si ricorda come sempre che i marchi presenti come Atari nell’articolo e nelle immagini sono utilizzate al solo scopo illustrativo e non per motivi di lucro, pertanto non vi è alcuna violazione di copyright.

La mia storia: non un gadget, ma uno strumento di sopravvivenza

Alla fine degli anni ’90 non avevo accesso costante a un computer moderno. Internet era un lusso, il denaro ancora di più.

Quando trovai un Atari Portfolio usato a un mercatino dell’usato a Corsico (MI), visto che all’epoca vivevo ancora ad Assago (MI), e lo acquistati al modico prezzo di 100mila lire, non lo vidi come un cimelio: lo vidi come un’opportunità ma anche spinto dalla curiosità di questo prezioso oggetto.

Dopo l’acquisto lo portavo spesso con me, anche sul lavoro e gli utilizzi erano per:

  • memorizzare contatti e numeri di telefono
  • prendere appunti e note
  • organizzare dati che mi sarebbero serviti più avanti

Passavo ore intere a compilare informazioni, con pazienza e metodo. Oggi può sembrare assurdo, ma allora era il massimo della portabilità e dell’autonomia, anche se facevo fuori pile stilo a manetta.

DOS tascabile

Il Portfolio montava DIP-DOS 2.11, un sistema compatibile con MS-DOS 2.x. Per chi, come me, già da bambino negli anni 80 masticava DOS sui computer aziendali (di nascosto, sì, ero già un ragazzaccio), l’ambiente era familiare: comandi testuali, logica semplice, nessuna distrazione.

Non era un giocattolo: era un computer minimale, essenziale, ma reale.

Storage, espansioni e ingegno

Avevo inserito nello slot una smart card di espansione da 128 KB (anche se ne esistevano con tagli da 256 e 512 KB). Oggi può far sorridere, ma allora era una risorsa preziosa.

C’era persino un piccolo altoparlante integrato: avvicinandolo alla cornetta del telefono, il Portfolio poteva comporre automaticamente i numeri.

Una soluzione ingegnosa si avvicinava la cornetta del telefono all’altoparlante e usava i toni per farli dialogare e comporre il numero desiderato, tecnologia figlia di un’epoca in cui si doveva pensare prima di agire.

Specie quando usavo il telefono fisso dei miei genitori all’epoca senza mostrare i numeri che componevo.

Alimentazione: vera autonomia

L’Atari Portfolio funzionava con pile stilo AA. Niente batterie proprietarie, niente caricatori speciali, l’avevo acquistato senza alimentatore in dotazione e non ho mai potuto trovarne uno.

Se restavi senza energia, bastava cambiare le pile. Questo lo rendeva davvero portatile, sempre operativo, ovunque.

Prima dei laptop, prima di tutto

Quel piccolo Atari è venuto prima del Toshiba Satellite 2100 CDS, prima dei portatili “seri”, prima di internet costante. È stato il mio primo strumento di autonomia digitale.

Con il senno di poi, mi rendo conto che:

  • mi ha insegnato l’importanza della modularità
  • mi ha abituato a lavorare con poco, ma bene
  • ha rafforzato il mio approccio autodidatta alla tecnologia

E se Atari lo rifacesse oggi? Magari!

Se Atari decidesse davvero di reinterpretare il Portfolio oggi, non dovrebbe inseguire smartphone o tablet.

Dovrebbe fare qualcosa di radicalmente diverso e serio, mantenendo la filosofia originale e aggiornando la tecnologia.

Un computer essenziale, non un giocattolo

Un nuovo Portfolio dovrebbe essere:

  • uno strumento di lavoro e pensiero
  • minimale, stabile, affidabile
  • privo di distrazioni inutili

Non un dispositivo per consumare contenuti, ma per produrre idee, dati e soluzioni.

Display moderno, ma intelligente

Niente monocromatico nostalgico: un display OLED a basso consumo, usato con interfaccia scura (dark mode) e semplice, sarebbe la scelta ideale.

Ottima leggibilità, consumi ridotti e risposta immediata, perfetto per testo, codice e gestione dati.

Modularità reale

La vera forza starebbe nella modularità:

  • storage su card: oggi, nello spazio fisico della vecchia smart card, potrebbero stare terabyte di memoria
  • pacco batteria rimovibile, erede moderno delle pile stilo AA, per garantire autonomia e lunga vita al dispositivo
  • componenti sostituibili, niente colla, niente parti sigillate, solo potenzialità pura in ogni senso.
  • memoria ram abbondante, da 32 a 64 GB di memoria ram sarebbero fattibilissimi.

Autonomia prima di tutto

Come il Portfolio originale, anche quello moderno dovrebbe funzionare indipendentemente da prese e cloud.

Batteria estraibile, ricarica USB-C, ma soprattutto possibilità di continuare a lavorare ovunque, senza ansia energetica, magari con un pannello solare integrato sul coperchio.

Software minimale e longevo

Qui la scelta naturale sarebbe un sistema basato su Linux, ma non nel modo in cui lo conosciamo oggi sui desktop generalisti.

Un sistema Linux dedicato, costruito appositamente per il dispositivo oppure una buona distribuzione personalizzata proprio per il nuovo Portfolio:

  • kernel leggero e stabile
  • sistema personalizzato e interamente dedicato
  • nessun bloatware, nessuna app superflua
  • aggiornamenti controllati, non invasivi, tutto codice Open Source
  • niente software proprietario, niente BIOS propretari e niente rotture di scatole in nome del consumismo e dei soliti noti.

Un sistema pensato per durare anni, non per inseguire mode o rilasci continui. Un ambiente che privilegi affidabilità, controllo e trasparenza, proprio come faceva il DOS all’epoca, ma con la potenza e la flessibilità del software Open Source e del Software Libero.

Un oggetto fuori dal tempo

Un Portfolio moderno non sarebbe per tutti. Sarebbe per chi vuole:

  • concentrazione
  • autonomia
  • controllo

La tecnologia è andata avanti. La filosofia, purtroppo, no.

Il video in cui il giovane John Connor in Terminator 2 usava il Portfolio per violare un bancomat, ovviamente non pretendo di fare la stessa cosa ma se fosse prodotto un nuovo modello e con le tecnologie moderne Open Source sarebbe una bomba.

Conclusione

L’Atari Portfolio non è stato solo un pezzo di storia informatica. Per me è stato un punto di partenza, un compagno silenzioso in un periodo in cui bisognava arrangiarsi, imparare e resistere.

A volte, i veri “computer formativi” non sono quelli più potenti, ma quelli che ti insegnano a usare la testa prima dell’hardware.

E se siete ulteriormente incuriositi su Amazon ho trovato del materiale come libri e manuali e anche il suo alimentatore nel caso possediate un esemplare e siete sprovvisti di tale alimentatore.


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