Per decenni le Isole Canarie sono state, nell’immaginario di centinaia di migliaia di italiani, la via di fuga perfetta, un’idea che ha preso anche me ma anche per motivi di salute.
Clima mite tutto l’anno, tasse più basse, vita semplice, mare a due passi da casa e io stesso che visitai Tenerife a Novembre 2016 avevo la certezza di volermi trasferire sul luogo ma purtroppo non fu così.
Bastava raccogliere quattro risparmi, prendere un volo e ricominciare altrove quello che in Italia non funzionava più.
Oggi quella promessa si è in gran parte sgonfiata, e i motivi non sono né misteriosi né opinabili: sono scritti nei dati ufficiali, nei testi di legge pubblicati sul Bollettino Ufficiale delle Canarie, nelle dichiarazioni dei partiti politici regionali, nelle cronache degli stessi giornali italiani che operano null’arcipelago.
Questo articolo li mette in fila, con le fonti citate punto per punto, senza prendere posizione politica e senza fare di un singolo individuo il capro espiatorio di un fallimento collettivo.
Quello che emerge è un quadro a più livelli, dove tre responsabilità diverse si sono incastrate l’una nell’altra: una crisi abitativa reale e misurabile, una classe politica regionale che ha agito tardi e male, e una parte della comunità italiana che, invece di portare alle Canarie quello che cercava, come appunto una vita diversa, ha finito per esportarci la stessa mediocrità da cui diceva di voler scappare.
N.B. ci tengo a precisare, come sempre, che sono politicamente neutrale e i miei articoli lo dimostrano. Di conseguenza parlo solo di fatti e non prendo parte a nessun governo e né partito politico di sorta. Documento solo i fatti e denuncio di conseguenza, pertanto respingo a priori qualsiasi forma d’accusa.
E in virtù anche della mia breve esperienza e del mio scontro con certi italiani del luogo vado infatti a documentare meglio nel dettaglio.

Il dato di partenza: affitti su del 143% in tredici anni
Partiamo dal numero che ha fatto discutere e che merita una verifica seria, perché in rete circolano spesso cifre gonfiate o mal interpretate.
Secondo il rapporto 2026 dell’Osservatorio dei Diritti Sociali delle Canarie (ODESOCAN), basato su dati del portale immobiliare Fotocasa e dell’Istituto Nazionale di Statistica spagnolo (INE), il prezzo medio dell’affitto alle Canarie è passato da 6,40 euro al metro quadro nel 2013 a 15,56 euro nel 2026, con un incremento del 143% in tredici anni (fonte: Atlántico Hoy).
Il dato non è isolato. Una ricerca dell’Università di La Laguna sul mercato degli affitti canari, basata sui dati storici di Idealista, conferma che l’affitto toccò proprio un minimo storico di 6,4 euro al metro quadro nel biennio 2013-2014, dopo gli effetti della crisi economica globale (fonte: RIULL – Università di La Laguna). Quel punto di partenza, quindi, non è una cifra inventata: è il fondo della crisi del 2013, da cui il mercato è poi risalito in modo vertiginoso.
Oggi, secondo l’indice immobiliare di Fotocasa aggiornato ad aprile 2026, il prezzo medio dell’affitto alle Canarie si attesta a 15,58 euro al metro quadro, con Las Palmas de Gran Canaria a 15,88 euro e Santa Cruz de Tenerife a 15,89 euro (fonte: Fotocasa Life), numeri praticamente identici a quelli citati da ODESOCAN.
Tradotto in pratica: un affitto medio di circa 1.045-1.270 euro al mese, a fronte di un salario mediano canario che si attesta intorno ai 19.800 euro annui.
Lo stesso rapporto ODESOCAN calcola che, per comprare un’abitazione tipo di 90 metri quadrati al prezzo medio attuale di circa 292.752 euro, un lavoratore canario con stipendio medio avrebbe bisogno di 14,8 anni di salario integrale, senza spendere un euro per altro (fonte: Atlántico Hoy).
Per chi arriva dall’Italia con il sogno di vivere con 500-600 euro al mese, questo è già un primo, durissimo scontro con la realtà.

Chi possiede le case: la concentrazione nelle mani dei grandi proprietari
Una crisi abitativa di questa portata non nasce dal nulla. Una delle cause più documentate è la concentrazione della proprietà immobiliare in poche mani.
Secondo i dati ODESOCAN, applicando la soglia attualmente in vigore (proprietari con più di dieci immobili), i grandi tenedores controllano l’8,2% del patrimonio residenziale canario, praticamente quasi il doppio della media nazionale spagnola, fissata al 4,3%.
In termini assoluti, si tratta di 81.632 abitazioni su un patrimonio complessivo di 999.056 (fonte: Atlántico Hoy).
A questo si aggiunge il peso enorme dell’affitto turistico di breve durata, che sottrae case al mercato residenziale ordinario.
Secondo i dati ufficiali del Governo delle Canarie, citati nell’iter della nuova legge sul turismo, il numero di abitazioni vacanziere sull’arcipelago è salito da 58.447 unità nel luglio 2024 a 64.412 nel dicembre dello stesso anno, un’esplosione in pochi mesi, avvenuta proprio mentre il Parlamento discuteva (lentamente) come regolamentare il fenomeno (fonte: Parlamento di Canarie, Bollettino Ufficiale XI legislatura).
E qui arriva un altro dato che merita di essere sottolineato: secondo l’Istituto Nazionale di Statistica spagnolo, il 55,3% delle abitazioni vacanziere alle Canarie e il 55,5% dei posti letto turistici sono gestiti da entità o proprietari stranieri (fonte: Idealista News).
Non sono i canari, in larga parte, a beneficiare di questo mercato: sono investitori esterni, capitali che entrano, affittano a turisti, e lasciano alla popolazione locale (e ai residenti stranieri a basso reddito) il conto della case che non si trovano più.
Le leggi arrivate tardi, e quelle che restano deboli
Qui inizia la parte più scomoda dell’inchiesta: quella delle responsabilità istituzionali, documentabile non con opinioni ma con date di legge, numeri di provvedimento e dichiarazioni ufficiali messe a confronto.
Vent’anni di vuoto normativo
Le Canarie avevano già sperimentato, nel 2001, uno strumento di freno alla speculazione turistica: la Ley 6/2001, de Medidas Urgentes en Materia de Ordenación del Territorio y del Turismo de Canarias, conosciuta come “Ley de la Moratoria turística”, che sospese temporaneamente le autorizzazioni turistiche in attesa di un piano organico di sviluppo sostenibile.
Quella moratoria portò, nel 2003, all’approvazione unanime in Parlamento della Ley 19/2003 sulle direttive generali di ordinamento del territorio, un raro caso di consenso politico trasversale (fonte: Parlamento di Canarie, relazione tecnica XI legislatura).
Da allora, per quasi vent’anni, l’unico strumento normativo sull’affitto turistico è stato un semplice decreto regionale del 2015 (il Decreto 113/2015), privo, per ammissione delle stesse autorità regionali, di “norme chiare per proprietari, amministrazioni, comuni, cabildos e per il Governo delle Canarie stesso” (fonte: InfoCivitano).
La nuova legge organica, la Ley 6/2025, de Ordenación Sostenible del Uso Turístico de Viviendas, è stata approvata dal Parlamento delle Canarie solo il 12 novembre 2025, dopo un anno e mezzo di iter parlamentare, ed è entrata in vigore il 13 dicembre 2025, pubblicata sul Bollettino Ufficiale dello Stato spagnolo (BOE-A-2025-26358) (fonte: BOE) e sul Bollettino Ufficiale delle Canarie (fonte: BOC).
Tredici anni di crescita degli affitti, in larga parte, sono passati senza alcuna cornice normativa organica.
Il giudizio durissimo dei tecnici parlamentari
Quello che rende questa vicenda particolarmente grave non è solo il ritardo, ma il modo in cui la stessa legge è stata costruita.
Nella relazione tecnica presentata al Parlamento delle Canarie durante l’esame del progetto di legge, si legge un’osservazione che vale la pena riportare quasi testualmente: utilizzare la dichiarazione di “zone di mercato residenziale tensionato” come meccanismo per attivare automaticamente una moratoria sarebbe una tecnica adeguata.
Ma questo richiede che la procedura sia regolata in anticipo dalla Legge Casa delle Canarie, “e né il progetto di legge né nessuna delle norme approvate da questo Governo lo fa” (fonte: Parlamento di Canarie, Bollettino Ufficiale XI legislatura).
Lo stesso documento tecnico chiude con un’immagine che riassume bene il giudizio: poche norme nella storia autonomica canaria sono state così meritevoli del proverbio popolare secondo cui “non si può soffiare e sorbire allo stesso tempo”, cioè non si può, allo stesso tempo, dichiarare di voler proteggere il diritto alla casa e rifiutare ogni strumento reale (come la moratoria) per farlo.
Una legge già in discussione un mese dopo l’entrata in vigore
Se pensavi che, una volta approvata, la legge avrebbe almeno garantito un minimo di stabilità, i fatti raccontano un’altra storia… della serie “fatta la Legge, trovato l’inghippo”.
Appena un mese dopo l’entrata in vigore, l’Associazione Canaria dell’Affitto Vacanziero (ASCAV) ha denunciato pubblicamente che il Governo regionale stava già lavorando a una modifica della norma tramite decreto legge, appoggiandosi sui quattro partiti che sostengono l’esecutivo (Coalición Canaria, Partito Popolare, ASG e AHI), per derogare una delle disposizioni transitorie più rilevanti della legge appena varata (fonte: Fuerteventura Digital).
Una legge nata già fragile, contestata sia da chi la considera troppo debole sia da chi la considera troppo restrittiva, segno di un compromesso politico raggiunto più per necessità di immagine, a fine legislatura, che per una visione di lungo periodo condivisa.
Le accuse incrociate dei partiti: numeri, non opinioni
Ed è qui che la responsabilità politica diventa documentabile con cifre precise, riportate dagli stessi attori politici regionali, non da un singolo schieramento, ma da più parti, incluse forze di opposizione diverse tra loro.
Il PSOE delle Canarie, tramite il suo portavoce parlamentare Sebastián Franquis, ha dichiarato che il problema abitativo “non è frutto del caso né del mercato”, ma “dell’abbandono e della mancanza di volontà politica del Governo delle Canarie”.
Secondo i dati citati dallo stesso partito, più di 32.000 abitazioni sono uscite dal mercato residenziale negli ultimi due anni per l’assenza di una moratoria che freni la loro trasformazione in alloggi turistici, mentre in appena due anni l’affitto è salito del 21% e la compravendita del 39% (fonte: Noticias8Islas).
Lo stesso partito ha ricordato un punto giuridico fondamentale, spesso ignorato nelle polemiche politiche generiche: la casa, il suolo e l’urbanistica sono competenze esclusive del Governo delle Canarie, non di Madrid né dell’Unione Europea. La responsabilità, quindi, è regionale e diretta (fonte: Noticias8Islas).
Nueva Canarias-Bloque Canarista (NC-BC), formazione politica regionalista, ha definito la nuova “bolsa de vivienda asequible” annunciata dal governo come “tardiva, insufficiente e condannata al fallimento”, evidenziando una dotazione economica di soli 1,8 milioni di euro, giudicata “assolutamente insufficiente” per gestire selezione delle case, valutazione dei richiedenti e gestione dei contratti su scala regionale (fonte: El Sur Digital Gran Canaria).
Lo stesso partito ha inoltre denunciato che il precedente Piano Casa 2021-2025, dotato di oltre 660 milioni di euro e che prevedeva la costruzione di 5.971 nuove case popolari in affitto, è stato in larga parte abbandonato dal governo successivo, che ha varato al suo posto un semplice decreto concordato unicamente con gli imprenditori della costruzione, decreto rivelatosi, un anno dopo, completamente fallito (fonte: Il Periodico delle Canarie).
Per completare il quadro va detto, per onestà e neutralità, che anche il Partito Popolare ha le sue critiche da muovere — ma in direzione opposta, accusando il governo centrale spagnolo di “aggravare la crisi della casa” con una legislazione nazionale che, a loro giudizio, avrebbe fatto sparire oltre 120.000 abitazioni dal mercato dell’affitto in tutta la Spagna negli ultimi due anni (fonte: Noticias8Islas).
Riporto questa posizione non per schierarmi, ma perché in un’inchiesta onesta devo mostrare che la responsabilità, nel dibattito politico spagnolo, viene rimpallata su più livelli, ovvero regionale e nazionale, indipendentemente da chi sieda al governo in un determinato momento… quindi, come ho citato ad inizio articolo, riporto solo i fatti.
Quello che resta, al netto delle accuse reciproche, è un fatto incontestabile: il problema abitativo alle Canarie è stato pubblicamente definito un “fallimento” sia da forze di sinistra (PSOE) sia da forze regionaliste (NC-BC), con numeri precisi e mai seriamente contestati nel merito da chi governa.
Il vuoto diplomatico italiano: consoli onorari e sospetti di conflitto d’interesse
C’è un secondo livello di responsabilità istituzionale che riguarda più direttamente i cittadini italiani, e che la stampa generalista raramente approfondisce: la qualità e la presenza della rappresentanza diplomatica italiana alle Canarie durante gli anni di massima crescita della comunità.
Ed è una cosa che ho da sempre additato in quanto i fatti lo provano.
Fino al 2020, gli italiani residenti alle Canarie potevano contare solo su consoli onorari, non funzionari di ruolo del Ministero degli Affari Esteri, ma cittadini privati che, per definizione normativa, “svolgono il loro incarico a titolo gratuito” e “non sono tenuti ad abbandonare la propria attività lavorativa principale”, con orari di ricevimento al pubblico che “possono essere limitati o variare a seconda di altri impegni professionali” (fonte: Ambasciata d’Italia a Madrid).
Un modello strutturalmente fragile, applicato a una comunità che nel solo periodo 2008-2018 era cresciuta da poco più di 24.000 a quasi 46.000 persone (fonte: Il Fatto Quotidiano).
A Tenerife, in particolare, la situazione fu oggetto di critiche dirette da parte della stampa italiana locale.
Infatti ho notato che nel 2019 emerse pubblicamente il sospetto di interessi privati del console onorario in carica, Silvio Pelizzolo, in una società di servizi di call-center, sospetto al quale il console rispose negando ogni coinvolgimento, accompagnato da “varie altre inadempienze denunciate da alcuni italiani”, al punto che il Consolato Onorario di Tenerife veniva messo apertamente in contrapposizione con quello di Gran Canaria, definito “più cortese, disponibile ed efficiente”.
Erano state inoltre presentate richieste formali al console di Tenerife di lasciare l’incarico a una figura più adeguata: richieste sempre disattese (fonte: Leggo Tenerife)… nemmeno a dirlo, no?
La correzione strutturale è arrivata solo nel febbraio 2020, con l’istituzione dell’Agenzia Consolare di Arona, poi elevata a Vice Consolato nel marzo 2022 con decreto interministeriale (fonte: Com.It.Es. Spagna; fonte: Itagnol), e solo dopo anni di pressioni della comunità italiana e di un intervento politico diretto in Parlamento.
Va detto, per equilibrio, che il Console Onorario di Gran Canaria, José Carlos de Blasio, ha invece avuto un ruolo pubblicamente più attivo nella tutela dei connazionali: è lui che, intervenendo sulla stampa spagnola, denunciò apertamente come alcune televisioni italiane pubblicizzassero la zona di Corralejo con “la falsa promessa di aspettative di vita che non corrispondono alla realtà”, con tanto di slogan ingannevole (“Vieni a Corralejo e vivrai con 550 euro”) diffuso attraverso i social media.
Una panzana colossale che non ha fatt altro che alimentare le speranze di molti italiani per poter conseguire una vita migliore.
Lo stesso console dichiarò di aver incontrato intere famiglie italiane disperate, costrette a rientrare in Italia dopo aver speso tutti i propri risparmi (fonte: Il Fatto Quotidiano).
Il quadro che emerge è quindi asimmetrico: a Gran Canaria la diplomazia onoraria ha, almeno in questo caso documentato, fatto il proprio lavoro di tutela pubblica. Sembra quasi un miracolo, no?
A Tenerife, proprio dove la comunità italiana era più numerosa e più esposta a truffe da parte dei soliti sciacalli e parassiti di turno, la rappresentanza italiana è rimasta per anni sotto sospetto, senza che le richieste di intervento trovassero risposta.

La mediocrità esportata: quando l’Italia che si voleva lasciare arriva con te
Arrivo al punto più delicato, ma anche più documentato, di questa inchiesta: il comportamento di una parte della comunità italiana alle Canarie, che ha contribuito ad aggravare, non a subire soltanto, la crisi che ho appena descritto.
Il paradosso del “trovare l’Italia altrove”
A Fuerteventura, nella località di Corralejo, una coppia di italiani residenti ha raccontato a un giornalista italiano una fotografia spietata: gli italiani sono ormai metà della popolazione locale (circa 6.000 su 15.000), e una parte significativa di chi vive lì non vi è arrivata per scelta consapevole, ma “spinta da debiti, da Equitalia alle calcagne o in fuga dopo l’ennesima truffa ai danni di qualcuno”.
Sono infatti persone che, una volta arrivate, “continuano a fare truffe anche qui, spesso e volentieri a spese di altri italiani ignari o novelli” (fonte: Today.it).
La stessa testimonianza descrive un fenomeno specifico, riconoscibile e tutt’altro che marginale: persone che affittano case e locali non di loro proprietà, che aprono un’attività e dopo pochi giorni la rivendono a decine di migliaia di euro come “avviamento” inesistente, che lasciano un appartamento in affitto senza pagare le ultime mensilità dopo averne venduto i mobili non propri (fonte: Today.it).
Dalla cronaca nera ai numeri di una vera e propria emergenza reputazionale
Non si tratta di episodi isolati raccontati da una singola fonte.
Un articolo pubblicato dal quotidiano Leggo Gran Canaria, testata del gruppo editoriale Franco Leonardi Editore, lo stesso che pubblica anche Leggo Tenerife, descriveva apertamente le isole come un “rifugio ideale per una serie difforme di delinquenti italiani”.
Complice il fatto che le norme Schengen non richiedono certificati penali per chi si sposta dall’Italia alla Spagna, trasformando l’arcipelago in quello che l’articolo stesso definisce un “refugium peccatorum” (fonte: Leggo Gran Canaria).
A conferma che il fenomeno non è confinato a una singola isola, una recente vicenda di cronaca giudiziaria collega esplicitamente Tenerife e Gran Canaria.
Un cittadino italiano originario della provincia di Frosinone è stato denunciato per aver messo in piedi una serie di operazioni fraudolente legate a falsi investimenti nel noleggio auto e nelle assicurazioni, con danni economici per centinaia di migliaia di euro a carico di oltre trenta persone, fuggendo poi in Italia con la famiglia proprio mentre un intervento delle forze dell’ordine sembrava imminente (fonte: Il Messaggero).
“Fuori gli italiani”: la scritta che ha fatto discutere
Il fenomeno ha raggiunto una visibilità tale da generare reazioni pubbliche di insofferenza, documentate in più articoli giornalistici tra il 2016 e oggi.
Una scritta apparsa su un muro a Tenerife, “Fuori gli italiani”, divenne il simbolo di un cambiamento di percezione descritto così dalla stampa italiana locale: “la reputazione degli italiani è precipitata, e siamo visti sempre con maggiore diffidenza, cosa tangibile talvolta anche quando andiamo ad affittare una casa” (fonte: Diario di Tenerife).
Anche se in quel caso, secondo l’articolo Vice, che ha indagato direttamente sulla vicenda raccogliendo commenti e testimonianze nel gruppo Facebook dove la foto era apparsa: la scritta non avrebbe nulla a che fare con la xenofobia, ma sarebbe apparsa dopo la sconfitta della Spagna contro l’Italia agli ultimi Europei di calcio.
Lo stesso articolo, con notevole onestà autocritica, paragonava la situazione a quella vissuta in Italia da altre comunità immigrate: “gli italiani di Tenerife potrebbero trovarsi a vivere una situazione simile a quella che vivono comunità come i romeni o gli albanesi in Italia, la maggioranza dei quali sono brave persone, ma per colpa di una minoranza sono visti con diffidenza” (fonte: Diario di Tenerife).
Una testimonianza raccolta da un blog di residenti italiani descrive la comunità come “praticamente disintegrata e composta da piccoli nuclei variabili di amici che diventano nemici, ma poi tornano amici”, con casi di truffe reciproche anche all’interno dello stesso gruppo di conoscenze (fonte: Diario di Tenerife).

Il caso limite: “qui i clandestini sono gli italiani”
Forse la testimonianza più dura, proprio perché pronunciata da un’italiana residente sull’isola e non da un osservatore esterno, è quella di una donna trasferitasi a Tenerife nel 2010: “qui clandestini non ne abbiamo. I migranti sono gli italiani […] oggi quelli che veramente creano problemi qui a Tenerife e nelle isole sono gli italiani: ne stanno arrivando a migliaia in cerca di lavoro. Aprono attività, poi alcuni falliscono e truffano” (fonte: Diario di Tenerife).
Lo stesso articolo, scritto da una giornalista che ha intervistato diversi residenti, sottolinea che, pur trattandosi di una minoranza largamente non rappresentativa dell’intera comunità, “la percentuale di italiani delinquenti o tendenti al delinquere è più alta rispetto alla media in patria”, anche a causa di un fenomeno specifico: persone che arrivano “con poca voglia di lavorare”, convinte di poter vivere “lavoricchiando qualche ora al giorno”, e che quando le difficoltà economiche iniziano a mordere, “per sopravvivere si inventano qualche espediente”, fino ad arrivare, nei casi più gravi, allo spaccio o ad altri reati (fonte: Diario di Tenerife).
Il monito del Console: le agenzie del “sogno finto”
Il fenomeno non riguarda solo singoli individui, ma anche vere e proprie attività organizzate che hanno sfruttato commercialmente l’illusione del trasferimento facile.
Come ho già anticipato, il Console Onorario d’Italia a Gran Canaria denunciò pubblicamente, sulla stampa spagnola, che alcune televisioni locali italiane pubblicizzavano la zona di Corralejo con promesse di vita a 550 euro al mese, false e irrealistiche, mentre in Italia “ci sono agenti improvvisati (i cosiddetti “tuttologi di turno”) che vendono presunti pacchetti della felicità che si rivelano praticamente delle truffe, promettendo vite da nababbi con 500 euro al mese, utilizzando massicciamente i social media” (fonte: Il Fatto Quotidiano).
Lo stesso articolo riporta che il Console aveva già incontrato “intere famiglie disperate, costrette a rientrare nel proprio paese dopo aver speso tutti i propri risparmi”, la conseguenza diretta di un’industria mediatica e commerciale, purtroppo in parte italiana, costruita sulla vendita di un sogno che i dati reali smentivano già da anni.
Perché i giornali locali italiani non raccontano (quasi mai) questo intreccio
Arrivati a questo punto, una domanda è inevitabile: se tutte queste informazioni esistono, perché restano sparse, mai assemblate in un quadro unico, soprattutto nei contenuti italiani rivolti a chi vuole trasferirsi alle Canarie?
La risposta non richiede teorie complottiste, ma un’analisi onesta del modello editoriale.
Le principali testate italiane che servono la comunità degli expat alle Canarie sono giornali gratuiti, sostenuti dalla pubblicità locale, intendendo appunto agenzie immobiliari, ristoranti, servizi per residenti, agenzie di trasferimento.
Per carità, è un modello legittimo e utile, che fornisce informazioni pratiche preziose (burocrazia, dichiarazione dei redditi, normative sugli affitti, eventi locali), ma che per sua natura strutturale tende a restare su un registro di servizio, raramente si addentra in un’inchiesta che metta sotto accusa contemporaneamente il governo regionale, le agenzie immobiliari e una parte della stessa comunità di lettori e inserzionisti.
Non è un caso isolato di questa o quella testata: è una dinamica che riguarda qualsiasi pubblicazione gratuita di settore, ovunque nel mondo.
Il problema, semmai, è che nessuno, fino adesso, ha provato a colmare questo vuoto mettendo insieme i dati ODESOCAN, le leggi regionali, le accuse politiche documentate e le cronache di malcostume in un solo quadro complessivo.

Conclusione: due fallimenti che si sono rinforzati a vicenda
Il quadro che emerge da questa inchiesta, costruita esclusivamente su fonti pubbliche verificabili… appunto rapporti ufficiali, testi di legge, dichiarazioni politiche documentate, articoli di cronaca firmati, ecc… non lascia spazio a interpretazioni di parte: alle Canarie si sono incrociati due fallimenti distinti, che si sono rinforzati a vicenda.
Da un lato, un fallimento istituzionale duplice: quello del Governo regionale delle Canarie, che per oltre un decennio ha lasciato il mercato degli affitti turistici senza una cornice normativa seria, varando una legge organica solo nel dicembre 2025 e già messa in discussione un mese dopo.
Dall’altro lato quello della rappresentanza diplomatica italiana, affidata per anni a un sistema di consoli onorari strutturalmente debole, con almeno un caso documentato di sospetto conflitto di interesse mai realmente chiarito.
Si aggiunge poi un fallimento comportamentale di una minoranza, ma una minoranza tutt’altro che irrilevante, della comunità italiana: persone che hanno scelto le Canarie non per costruire qualcosa di nuovo, ma per scappare da problemi italiani, come appunto debiti, fallimenti, conti in sospeso con la giustizia, ecc.. e portando con sé esattamente le stesse dinamiche, le stesse truffe, la stessa assenza di programmazione che dicevano di voler lasciare in Italia.
Il risultato finale è che il prezzo di questi due fallimenti incrociati lo hanno pagato, e continuano a pagarlo, proprio i soggetti più indifesi: i canari che vedono i propri figli incapaci di affittare una casa nel luogo dove sono nati, e gli italiani onesti che arrivano con un progetto serio e si ritrovano a scontare la reputazione rovinata da chi è arrivato prima di loro con tutt’altre intenzioni.
Le Canarie non sono diventate invivibili per un singolo colpevole.
Sono diventate più difficili per la somma di troppe responsabilità che nessuno, fino a oggi, aveva avuto interesse a metterle tutte insieme.
Nota: questo blog è autofinanziato, non ricevendo introiti da interessi esterni anche l’informazione resta indipendente, valuta pertanto di sostenermi con una donazione tramit il bxo che trovi qui sotto. Grazie in anticipo per il tuo sostegno.
Fonti istituzionali, dati e ulteriori aggiornamenti
- Sito ufficiale ODESOCAN, sezione vivienda: https://odesocan.org/
- Istituto Canario de la Vivienda (ente regionale competente sulle politiche abitative): https://www.gobiernodecanarias.org/vivienda/ ed è utile per chi vuole verificare direttamente le misure ufficiali in vigore
- Piano Casa Canarie 2026-2030, appena annunciato dallo stesso Instituto Canario de la Vivienda, segnalo questo perché è il “nuovo” piano che succede a quello fallito 2021-2025 di cui parlo nell’articolo, potrebbe essere un aggiornamento interessante da monitorare nel caso in futuro ci farò un articolo correlato.
Approfondimento salute mentale e casa
- Report ODESOCAN “Vivienda y Salud Mental” (2025): https://consaludmental.org/centro-documentacion/vivienda-salud-mental-canarias-odesocan/ e qui la direttrice di ODESOCAN, Emma Colao, dichiara esplicitamente che l’inazione politica sulla casa “non cura né risolve i problemi di nessuno”. È un’ulteriore prova diretta, con tanto di nome e cognome dell’autorità che parla, della responsabilità istituzionale che ho documentato nell’articolo, è un link extra per rafforzare ancora la sezione sul fallimento politico.
Ultimo aggiornamento a onferma indipendente del dato sulla casa in vendita:
- Lo stesso articolo di Atlántico Hoy che ho già citato nell’articolo riporta anche un dato gemello che non avevo ancora usato: il prezzo della casa in vendita alle Canarie è salito del 139% tra il 2013 e il 2026, da 1.359 a 3.253 euro al metro quadro, un secondo numero, quasi identico nella sua portata al +143% degli affitti, a ulteriore conferma della stessa dinamica.
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