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Congo: chi ruba il futuro del mondo mentre i suoi figli muoiono nelle miniere

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Ogni volta che carichi il tuo smartphone, accendi il laptop o sali su un’auto elettrica, stai toccando qualcosa che è costato la vita o la salute a qualcuno.

Probabilmente a un bambino. Probabilmente in Congo.

La Repubblica Democratica del Congo è il paese più ricco di minerali critici del pianeta.

Produce oltre il 70% del cobalto mondiale, il minerale indispensabile per le batterie agli ioni di litio che alimentano tutta la tecnologia moderna.

Eppure i suoi 100 milioni di abitanti vivono in condizioni di povertà estrema, con un reddito medio di 700 dollari l’anno e milioni di famiglie senza acqua corrente né elettricità.

Come è possibile? Chi drena quelle ricchezze? E perché i media italiani non ne parlano?

È sicuramente senza precedenti sul mio blog questo argomento, venendo infatti a conoscenza anche dei fatti recenti e dal momento che sto parlando sempre più spesso dell’Africa, intendo fare pubblica denuncia con questo articolo.

Congo, il paradosso più grande del pianeta

Il Congo è stato definito uno “scandalo geologico”: un paese enorme, otto volte l’Italia, nel cuore del continente, dalle cui ricchezze minerarie dipende gran parte dell’elettronica mondiale. Indeed

Nel suo sottosuolo ci sono cobalto, rame, coltan, tantalio, litio, oro, stagno, tungsteno.

Minerali senza i quali non esisterebbero smartphone, tablet, auto elettriche, pannelli solari, turbine eoliche. In pratica, non esisterebbe la cosiddetta “transizione ecologica” che l’Occidente predica a gran voce.

Nonostante le enormi ricchezze di stagno, oro, nichel, rame e cobalto, il cittadino medio guadagna solo 700 dollari all’anno.

La quotidianità è estremamente difficile per i milioni di congolesi che non hanno acqua corrente o elettricità in casa. L’aspettativa di vita media è di circa 60 anni. LinkedIn

La Cina: il padrone silenzioso

Il dominio cinese sul cobalto congolese non è una teoria del complotto. È un dato documentato e verificabile.

La Cina detiene oltre il 70% dei diritti di estrazione nel Congo. Non si limita a comprare il minerale grezzo: controlla l’intera filiera dalla miniera alla raffineria al prodotto finito. LinkedIn

Con l’acquisizione della miniera di Tenke Fungurume da parte di China Molybdenum, nel giro di poco più di un decennio la Cina è arrivata a gestire il 90% del cobalto estratto in Congo. LinkedIn

Questo dominio è il frutto di una strategia costruita pazientemente a partire dal 2008, quando Pechino firmò con il governo congolese il cosiddetto “accordo del secolo”, noto come Sicomines: infrastrutture in cambio di accesso ai minerali.

Un accordo che sulla carta sembrava vantaggioso per il Congo, ma che nei fatti ha consegnato le chiavi del sottosuolo alle aziende di stato cinesi.

Il risultato? I prezzi sono spesso imposti unilateralmente dalle stazioni di scambio, gestite principalmente da operatori cinesi o libanesi, sulla base di strutture tariffarie opache. I guadagni giornalieri degli scavatori variano da 2 a 6 dollari. LinkedIn

Quello che rimane al Congo? Quasi niente…

La Federazione delle Industrie della RDC stima che solamente 88 milioni di dollari siano entrati nelle casse dello stato come risultato dell’attività estrattiva legata al cobalto, a fronte di oltre 2.600 milioni di introito complessivo generato dalle multinazionali. Africa on air

Una percentuale ridicola. E non è un caso: secondo molti, questo squilibrio fu inizialmente dettato dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale, che negli accordi post bellici del 2002 impose una tassa molto esigua, appena del 2%, sull’estrazione e il trasferimento all’estero di rame e cobalto. Africa on air

Il 2% su miliardi di dollari estratti ogni anno. Questo è quello che rimane al paese più ricco di minerali del pianeta.

I bambini nelle miniere

È il dato più agghiacciante di tutta questa storia, e quello che i grandi media generalisti italiani quasi mai riportano.

Le mani piccole dei bambini sono particolarmente adatte all’estrazione del minerale, così come la loro statura, visto che le miniere sono composte da stretti tunnel nei quali un uomo di statura normale non entrerebbe. LinkedIn

I bambini sono forzati dall’estrema povertà a lasciare la scuola per perseguire l’unica opzione economica nella loro regione: lavorare nelle miniere artigianali di cobalto, dove vengono pagati appena due dollari al giorno per estrarre rocce di cobalto da tunnel sotterranei con degli strumenti insufficienti. LinkedIn

Un caso emblematico documentato da LifeGate racconta di un bambino che ha iniziato a lavorare in miniera a nove anni.

Nel 2019 è caduto in un tunnel. È stato tirato fuori dagli altri lavoratori e lasciato sul suolo fino all’arrivo dei genitori. Oggi è paralizzato dal petto in giù.

Il prezzo di una giornata di lavoro

Un sacco da 40 kg di minerale richiede 12 ore di lavoro. Viene rivenduto fuori a 4 dollari, ma gli operai ne ricevono solo 2,80 al sacco. E siamo solo al primo passaggio. LinkedIn

Dopo quel primo passaggio inizia la catena degli intermediari: commercianti locali, società di intermediazione cinesi, grandi raffinerie, aziende tecnologiche globali.

Ogni anello della catena guadagna. L’unico che non guadagna è chi ha scavato con le mani.

Ora arrivano anche gli USA. La formula: “Minerali in cambio di sicurezza”

Mentre la Cina consolida il suo dominio estrattivo, gli Stati Uniti si sono svegliati tardi e stanno cercando di recuperare il terreno perduto con una strategia precisa.

Il 2 febbraio 2026 gli Stati Uniti hanno rivelato il “Project Vault”: con uno stanziamento di 12 miliardi di dollari, Washington mira a tornare al centro del settore minerario africano, dopo aver lasciato strada libera alla Cina negli ultimi anni. Jooble

La formula adottata è quella dei “minerali in cambio di sicurezza”: il governo di Kinshasa ha trasmesso a Washington una lista ristretta di progetti minerari sui quali gli USA potranno presto mettere le mani, acquisendone diritti e gestione in cambio di garanzie di sicurezza sul Nord e Sud Kivu. Indeed

L’ultimo tassello di questa strategia è freschissimo: la General Inspectorate of Mines della Repubblica Democratica del Congo ha annunciato la nascita di una guardia mineraria, un corpo paramilitare cofinanziato dagli Stati Uniti e dagli Emirati Arabi Uniti con un impegno di circa 100 milioni di dollari, progettato per creare una forza che assicuri interamente la catena estrattiva, dalla cava fino al carico destinato all’esportazione. umojja

L’obiettivo a lungo termine è costruire una guardia mineraria di 20.000 uomini entro il 2028, che opererà inizialmente nella regione ricca di minerali del Katanga. LinkedIn

Ma la cosa che fa più schifo è proteggere i minerali. Non le persone che li estraggono!

Gli Emirati: un ruolo poco conosciuto

Oltre a Cina e USA, c’è un terzo attore che opera nell’ombra: gli Emirati Arabi Uniti.

Il Dipartimento del Tesoro americano ha riferito nel 2022 che oltre il 90% dell’oro proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo viene contrabbandato negli stati vicini prima di essere esportato, in particolare negli Emirati Arabi Uniti. Indeed

Dubai è diventata il centro di smistamento per i minerali congolesi, spesso estratti illegalmente da gruppi armati.

Abu Dhabi nel 2023 ha firmato un accordo da 1,9 miliardi di dollari con la RDC per sviluppare quattro miniere di minerali critici. E adesso cofinanzia la guardia mineraria insieme agli USA.

I gruppi armati: l’Economica di Guerra

Le miniere permettono la creazione di un’economia di guerra parallela in cui i gruppi armati, al posto di deporre le armi, prendono il controllo di un gruppo minerario che permette loro di continuare a combattere. Medici Senza Frontiere

Il coltan estratto nelle zone orientali del Congo, controllate da milizie come l’M23 supportato dal Ruanda, finisce nella filiera globale dell’elettronica.

Chi compra uno smartphone non sa che nel suo dispositivo potrebbe esserci un minerale per cui qualcuno è morto la settimana scorsa in un conflitto dimenticato.

Conclusione

Questa non è una storia lontana. È ciò che sta accadendo.

E i cosiddetti “potenti della Terra” stupidamente e in modo cinico fanno guerra per motivi futili e si approfittano sempre del più debole e il Congo ne è una tragica dimostrazione pratica.

Potrebbero fare qualcosa, potrebbero fare di più ma il loro crimine è quello di non fare assolutamente nulla di concreto a riguardo. Restano solo a guardare.

È una storia che riguarda ogni dispositivo elettronico che usi ogni giorno ma riguarda in particolar modo il prezzo che se ne paga in vite umane!

Il cobalto nella batteria del tuo smartphone è passato probabilmente per le mani di un bambino congolese, pagato due dollari per dodici ore di lavoro sottoterra.

I fatti sono documentati, le fonti sono pubbliche, i numeri sono verificabili. Il mondo sa e vigliaccamente preferisce non guardare e non sapere.

Ora anche tu sai.

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