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Umojja: il social network africano che vuole restituire voce a un continente

umojja social slide

Esiste un social network nato a Goma, nel cuore della Repubblica Democratica del Congo, che si chiama Umojja.

Una parola in kiswahili che significa “unità”. Non è una coincidenza.

Chi lo ha creato aveva ben chiaro cosa voleva costruire: uno spazio digitale per gli africani e la loro diaspora, lontano dalle logiche e dai filtri dei giganti tecnologici occidentali.

Questo articolo nasce da un’esperienza diretta. Mi sono iscritto per curiosità, come faccio spesso quando qualcosa di nuovo cattura la mia attenzione.

Quello che ho trovato mi ha sorpreso, in senso positivo e non è la prima volta che parlo dell’Africa in sé in quanto ho pubblicato gli articoli qui sotto che vi invito a leggerli nel caso non l’abbiate ancora fatto:

Che cos’è Umojja e chi l’ha creato

Umojja è una piattaforma di social networking lanciata nel luglio 2023, disponibile sia in versione web che come app mobile.

A crearla sono stati tre giovani: Charles Muleka Kitwa e Djo Kyadi, congolesi, e Temilade Oduwalo, nigeriana.

La startup ha sede a Goma, città che porta nel suo DNA le cicatrici di decenni di conflitti armati nell’est del Congo.

Non è un dettaglio marginale. I fondatori hanno dichiarato esplicitamente di voler costruire uno spazio sicuro dove i giovani africani possano scambiarsi informazioni senza la pressione delle fake news e delle narrazioni esterne.

Una piattaforma pensata non per inseguire miliardi di utenti, ma per rispondere a un bisogno reale: avere un luogo digitale che rispecchi l’identità, la cultura e le priorità del continente africano.

Le funzionalità offerte da Umojja comprendono la trasmissione di video in diretta, le videochiamate, la messaggistica, la creazione di pagine aziendali, i sondaggi, la condivisione di contenuti e la pubblicità.

C’è anche un sistema di remunerazione per i creator basato sul numero di visualizzazioni. Ma la caratteristica che distingue Umojja non è tecnica: è di visione.

Un continente che costruisce la propria infrastruttura digitale

Per capire il peso di un progetto come Umojja, bisogna guardare al contesto più ampio. L’Africa sub-sahariana ha vissuto nell’ultimo decennio una crescita digitale guidata principalmente dallo smartphone: per milioni di persone il telefono cellulare è l’unico strumento di accesso a Internet.

Dal 2010 al 2020 gli utenti della Rete nel continente sono quadruplicati. Le grandi piattaforme occidentali, Facebook in testa, hanno intercettato questa crescita e ne hanno tratto profitto, spesso senza rispondere alle esigenze reali delle comunità locali.

Il problema non è solo economico. È anche di potere narrativo.

Chi controlla le piattaforme controlla in larga misura la visibilità dei contenuti, la moderazione, i criteri con cui una voce viene amplificata o silenziata.

Come ha osservato la ricercatrice Nicole Stremlau dell’Università di Oxford, quando un paese africano si trova di fronte a una società della Silicon Valley con un prodotto interno lordo decine di volte superiore al suo, le preoccupazioni locali faticano a trovare ascolto.

In questo contesto, la nascita di piattaforme come Umojja non è un fatto di nicchia.

È parte di un movimento più ampio: quello di un continente che vuole costruire la propria infrastruttura digitale, definire le proprie regole, raccontarsi con le proprie parole. Insieme a Umojja esistono altre iniziative simili, come Dikalo e Afrolook, tutte orientate a rafforzare l’identità culturale africana negli spazi digitali.

Umojja e la diaspora: uno spazio per chi è lontano ma non ha dimenticato

Umojja non è solo per chi vive in Africa. Forse la sua dimensione più importante è quella della diaspora: gli africani che vivono in Europa, nelle Americhe, in Asia, che hanno lasciato il continente ma non hanno abbandonato le radici.

Milioni di persone che cercano uno spazio digitale in cui la propria identità non sia un elemento esotico o marginale, ma il centro del discorso.

Il concetto di diaspora africana ha una storia lunga e complessa, che affonda le radici nella deportazione forzata degli schiavi verso le Americhe e si intreccia con le migrazioni più recenti verso l’Europa e il Nord America.

In Brasile, ad esempio, le radici africane sono visibili in ogni aspetto della cultura, dalla musica alla religione alla cucina.

Quella connessione non si è spezzata con la distanza fisica: si è trasformata, adattata, cercando nuovi spazi di espressione.

Un social network pensato da africani per africani offre a questa comunità globale qualcosa che Facebook o Instagram non possono dare: un senso di appartenenza che non passa per i filtri di chi quella storia non l’ha vissuta.

Non è nazionalismo digitale. È riconoscimento.

La mia esperienza diretta: cosa ho trovato su Umojja

Mi sono iscritto a Umojja con l’atteggiamento di sempre: curiosità, apertura, nessuna aspettativa precostituita.

Sono un tecnico informatico e un blogger, e da sempre mi interessa esplorare ambienti digitali nuovi per capire come le persone si connettono e cosa cercano.

Ho pubblicato un post in cui mi presentavo: ho parlato del mio lavoro, del mio interesse per l’Africa, della mia disponibilità a collaborare in remoto, della mia fede come Testimone di Geova.

Ho scritto con la stessa naturalezza con cui avrei scritto a chiunque.

Il risultato mi ha sorpreso. In poche ore ho ricevuto decine di richieste di contatto, like genuini, interesse reale. Nessun bot, nessun profilo vuoto, nessuna proposta commerciale travestita da amicizia.

Persone vere, con storie vere, che rispondevano con calore.

Questo è il valore di una piattaforma di nicchia: il rapporto segnale-rumore è completamente diverso.

Su LinkedIn o Facebook si urla in un cortile affollato. Su Umojja si parla in una stanza in cui le persone si ascoltano davvero.

Perché l’Africa merita uno sguardo diverso

C’è un modo sbagliato di guardare all’Africa, che è ancora troppo diffuso: quello che la vede come un problema da risolvere, un mercato da conquistare o un continente da aiutare.

Questo sguardo non ha mai fatto bene a nessuno, e certamente non agli africani.

L’Africa è un continente di oltre un miliardo e quattrocentomila persone, con una storia millenaria, una diversità culturale straordinaria, una creatività tecnologica che sta emergendo con forza.

Dal 2000 in poi si parla di African Renaissance: la crescita dell’istruzione, l’esplosione demografica, la nascita di centinaia di startup tecnologiche locali, l’innovazione nel settore dei pagamenti mobili, che ha preceduto molte soluzioni oggi considerate avanzate in Occidente.

Gli influencer africani stanno già ridefinendo la narrazione del continente attraverso le piattaforme digitali, sfidando stereotipi e rappresentazioni limitate che hanno dominato per decenni.

Umojja si inserisce in questo scenario con la consapevolezza di chi sa che il futuro del continente si costruisce dall’interno, con strumenti propri e con una narrazione propria. Non è un clone di Facebook con un’estetica diversa. È una dichiarazione di intenti.

Vale la pena iscriversi a Umojja?

Se cerchi numeri, Umojja è ancora una piattaforma piccola. Non troverai i miliardi di utenti di Meta, né l’ecosistema pubblicitario di TikTok.

Ma se cerchi connessioni autentiche, un pubblico che legge davvero quello che scrivi e che risponde con sostanza, allora Umojja vale la prova.

Vale soprattutto se hai un interesse genuino per il continente africano, per la sua cultura, per le sue persone. Vale se sei un professionista che vuole esplorare nuovi mercati senza la mediazione delle grandi piattaforme.

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Il mio attuale profilo su Umojja che potete trovare a questo link.

Vale se fai parte della diaspora e cerchi uno spazio che senta come casa.


E vale se, come me, credi che il modo migliore di avvicinarsi all’altro sia con un abbraccio, non con un curriculum.

Qui potete scaricare l’app per Android in formato APK e installarla direttamente nel vostro dispositivo mobile senza bisogno di accedere a Play Store.

Conclusione

Umojja non è ancora una grande piattaforma. Ma rappresenta qualcosa di importante: la volontà di un continente di costruire la propria voce digitale, al di fuori delle logiche imposte dall’esterno.

In un momento in cui i social network occidentali sono sempre più sotto pressione per le loro pratiche di moderazione, per la gestione dei dati e per l’impatto sulle comunità locali, la nascita di alternative come Umojja non è solo una curiosità tecnologica.

È un segnale. E merita attenzione.

Hai già sentito parlare di Umojja? Sei africano o fai parte della diaspora? Raccontami la tua esperienza nei commenti.

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