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OnlyOffice, Euro-Office e FSF: tre attori, un unico polverone. Ecco la verità dei fatti

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Il 27 marzo 2026, a Berlino, una coalizione di aziende europee guidata da Nextcloud e IONOS ha presentato Euro-Office, una suite per la produttività documentale presentata come alternativa sovrana a Microsoft 365.

Tre giorni dopo è scoppiato il finimondo.

OnlyOffice, il progetto da cui Euro-Office è stato derivato tramite fork, ha pubblicato un comunicato ufficiale accusando il consorzio europeo di violare la licenza AGPLv3 e le norme internazionali sulla proprietà intellettuale.

A quel punto è intervenuta la Free Software Foundation (FSF), che ha preso posizione pubblica contro OnlyOffice. Il risultato?

Tre attori sul palco, tre narrazioni diverse, e nel mezzo gli utenti che vorrebbero soltanto una suite per ufficio che funzioni.

In questo articolo analizziamo la vicenda senza prendere le parti di nessuno, smontando una per una le posizioni in campo con i fatti verificati e i documenti ufficiali.

La nascita di Euro-Office e il contesto geopolitico

Per capire la vicenda bisogna partire dal contesto.

OnlyOffice è tecnicamente una suite produttiva di qualità, apprezzata soprattutto per l’ottima compatibilità con i formati Microsoft Office (DOCX, XLSX, PPTX).

Il suo punto debole, almeno agli occhi europei, è l’origine: la società che la sviluppa, Ascensio System SIA, ha sede legale in Lettonia ma la maggior parte degli sviluppatori risiede in Russia.

L’azienda sostiene di aver venduto il proprio segmento russo nel 2019 e di non condividere più codebase o collaborazione con R7-Office, il fork creato per il mercato russo.

Tuttavia, in un clima geopolitico segnato dal conflitto in Ucraina e dalle sanzioni europee alla Russia, questa distinzione non ha convinto Nextcloud e IONOS.

Euro-Office è stato creato esplicitamente come risposta a questo problema.

La pagina GitHub del progetto dichiara senza mezzi termini che OnlyOffice è un’azienda russa nonostante i molti tentativi di nasconderlo, e che la dipendenza da sviluppatori russi pone rischi per le organizzazioni e le pubbliche amministrazioni europee.

Fin qui, una motivazione comprensibile nel contesto attuale.

Il problema, però, non è stata la motivazione. È stato il metodo.

La questione legale: cosa dice davvero la licenza AGPLv3

La GNU Affero General Public License versione 3 (AGPLv3) è una licenza copyleft progettata per garantire che il software, anche quando viene fornito come servizio via rete, rimanga libero e accessibile nella sua forma sorgente.

Chi distribuisce software AGPLv3 è tenuto a fornire il codice sorgente e a mantenere la stessa licenza nelle versioni derivate.

Fondamentalmente, garantisce quattro libertà: eseguire, copiare, studiare, modificare e distribuire il software.

OnlyOffice distribuisce il suo codice sotto AGPLv3 dal 2016. Tuttavia, nei file di licenza e nel codice sorgente ha inserito una clausola aggiuntiva basandosi sulla Sezione 7(b) della licenza: l’obbligo di mantenere il logo originale di OnlyOffice in qualsiasi versione derivata.

Nel file utils.js del repository DocumentServer, ad esempio, si legge esplicitamente che chi distribuisce il programma deve mantenere il logo originale del prodotto.

Euro-Office, nel creare il fork, ha rimosso il logo e il branding di OnlyOffice.

Da qui nasce l’accusa di violazione della licenza. La posizione di OnlyOffice è che queste condizioni aggiuntive siano un pacchetto indivisibile con la licenza AGPLv3: o le accetti tutte, inclusa la clausola sul logo, oppure non hai il diritto di usare il software.

La rimozione del logo, secondo OnlyOffice, farebbe scattare automaticamente la Sezione 8 della AGPLv3, che prevede la terminazione dei diritti in caso di violazione.

C’è però un problema: la Sezione 7 della AGPLv3, quella su cui OnlyOffice basa la sua clausola, contiene anche un meccanismo di autodifesa per chi riceve il software.

Se il programma include una notifica che lo dichiara governato dalla licenza insieme a una clausola che costituisce una restrizione ulteriore, chi lo riceve può rimuovere quella clausola.

La FSF, nel suo comunicato del 15 aprile 2026, ha chiarito che l’obbligo di mantenere un logo aziendale rientra esattamente in questa categoria di restrizioni ulteriori rimovibili.

OnlyOffice: la strategia del “fork impossibile”

Analizzando il comportamento di OnlyOffice, emerge un pattern abbastanza chiaro.

L’azienda ha distribuito il proprio software sotto AGPLv3 per anni, beneficiando dei vantaggi che ne derivano in termini di credibilità open source, adozione da parte di partner come Nextcloud (con cui aveva una partnership commerciale di otto anni), e integrazione in ecosistemi come Nextcloud Hub.

Nel frattempo, ha inserito clausole aggiuntive che di fatto rendevano qualsiasi fork indipendente giuridicamente problematico.

La clausola del logo è in sostanza un marchingegno legale: ti dico che il codice è libero, ma se lo forki e rimuovi il mio logo stai violando la licenza.

Il che equivale a dire che il fork non è davvero possibile in modo indipendente.

La rivista Hardware Upgrade lo ha evidenziato con precisione: OnlyOffice ha inserito due clausole contraddittorie, una che obbliga a mantenere il logo e una che vieta di usare il marchio senza autorizzazione.

Il risultato pratico? Devi tenere il logo ma non puoi usarlo. Una trappola elegante o clamoroso paradosso.

Va detto che OnlyOffice ha anche addotto ragioni aggiuntive.

Ha sostenuto che Nextcloud nel corso degli anni si fosse comportata in modo non consono a un partner, cercando di sottrarre dipendenti e influenzando clienti contro l’azienda.

Sono accuse gravi, ma rimangono affermazioni unilaterali non verificabili nel contesto di questo articolo. Quello che è verificabile è la questione della licenza, e su quella il quadro non favorisce OnlyOffice.

Significativo anche il fatto che il CEO Lev Bannov, nel marzo 2026, avesse dichiarato pubblicamente di essere disposto a considerare altre opzioni se la FSF avesse stabilito che la licenza di OnlyOffice non era allineata con la AGPLv3.

La FSF lo ha stabilito. E OnlyOffice, a oggi, non ha mostrato segnali di marcia indietro.

Euro-Office: buone intenzioni, esecuzione frettolosa

Sul fronte opposto, Euro-Office non è del tutto esente da critiche. Nextcloud e IONOS hanno agito con urgenza e questo si vede.

Il fork è stato annunciato pubblicamente il 27 marzo 2026 a Berlino, con tutto il peso simbolico di un lancio europeo contro la dipendenza tecnologica da attori non europei.

Il problema è che OnlyOffice non era stata contattata preventivamente, come ha lamentato l’azienda stessa nel suo comunicato ufficiale.

La scelta di forkare senza un dialogo preliminare è una questione di stile, non di legge. Ma in un ecosistema open source, dove la collaborazione è un valore fondante, procedere in questo modo è quantomeno opinabile.

Euro-Office ha dichiarato che la collaborazione diretta con OnlyOffice non era possibile per una serie di ragioni, inclusa la difficoltà di contribuire esternamente al progetto e le decisioni controverse dell’azienda come la rimozione di funzionalità nelle app mobile.

Motivazioni comprensibili, ma che avrebbero dovuto essere comunicate prima del lancio, non come giustificazione postuma.

C’è poi un secondo livello critico, che riguarda la natura stessa di Euro-Office.

Non si tratta di una suite desktop nel senso tradizionale, cioè un’alternativa installabile che sostituisce Microsoft Office sulla macchina dell’utente.

È una soluzione collaborativa online, deployabile in infrastrutture aziendali e accessibile via browser.

Questo crea potenzialmente fraintendimenti nelle aspettative degli utenti finali, soprattutto di quelli che cercano una vera alternativa desktop.

Inoltre, il fatto che mantenga i formati proprietari Microsoft (DOCX, XLSX, PPTX) come default, piuttosto che promuovere standard aperti come OpenDocument Format, è una scelta che perpetua la dipendenza dagli standard di Redmond, seppur in modo indiretto.

Detto questo, il diritto al fork rimane sacrosanto. La AGPLv3 lo permette esplicitamente.

Bradley M. Kuhn, il creatore della licenza AGPL, ha dichiarato di supportare al cento per cento la valutazione legale di Nextcloud.

Un legale specializzato, Neil Brown di decoded.legal, ha commentato su The Register che sarebbe molto sorpreso se la Sezione 7(b) fosse stata scritta con l’intenzione di impedire il riuso del codice nel modo in cui OnlyOffice intende applicarla.

La FSF: ragione tecnica, deficit di contesto

La Free Software Foundation ha avuto il merito di intervenire chiarendo con precisione due concetti fondamentali che vengono spesso confusi nel dibattito sulle licenze open source: la differenza tra rilicenziamento e compatibilità di licenze.

Rilicenziare significa cambiare la licenza sotto cui viene distribuita un’opera. Questo potere spetta esclusivamente al titolare del copyright.

Nessun altro può farlo al posto suo. Scegliere una licenza compatibile, invece, significa combinare opere indipendenti con licenze diverse in un unico lavoro, nel rispetto dei termini di entrambe.

OnlyOffice ha tentato qualcosa di ibrido e scorretto: ha spacciato una restrizione aggiuntiva (il logo) come termine compatibile con la AGPLv3, quando in realtà si tratta di una restrizione ulteriore che la licenza stessa permette di rimuovere.

Su questo piano, la FSF ha ragione.

E il comunicato ufficiale di Krzysztof Siewicz, Licensing and Compliance Manager della fondazione, è tecnicamente ineccepibile: invita OnlyOffice a chiarire che il software è distribuito sotto AGPLv3 e che gli utenti che hanno già ricevuto copie del programma possono rimuovere le restrizioni ulteriori.

Il limite della FSF, però, è altrove. La fondazione ha emesso un comunicato da notaio delle licenze, preciso e decontestualizzato.

Non ha speso una parola sul fatto che Euro-Office nasce da un’urgenza reale di sovranità digitale, né ha riconosciuto che la frettolosità con cui il fork è stato gestito ha comunque contribuito a creare una situazione caotica.

Il messaggio implicito che ne esce è che le licenze libere vengono prima di tutto il resto, inclusa la complessità geopolitica del mondo reale.

Questo atteggiamento non è una novità per la FSF. È lo stesso approccio che da anni le costa credibilità al di fuori della cerchia degli appassionati di software libero.

Comunicare ai decisori politici, alle pubbliche amministrazioni, alle aziende che vogliono passare a soluzioni open source richiede un linguaggio diverso da quello del manuale delle licenze.

Richiede pragmatismo, contestualizzazione, e la capacità di distinguere tra la correttezza tecnica di una posizione e la sua utilità pratica.

Il rischio sistemico: quando le licenze diventano armi

Al di là delle singole posizioni, questa vicenda pone una questione più ampia e preoccupante: cosa succede quando le licenze open source vengono usate non come strumenti di libertà, ma come armi legali per bloccare concorrenti scomodi?

La FSF lo ha evidenziato bene: se la pratica di OnlyOffice venisse ritenuta lecita, si aprirebbe una zona grigia pericolosa.

Chiunque potrebbe aggiungere clausole arbitrarie a una licenza copyleft, trasformando la compatibilità delle licenze da un concetto binario e stabile in qualcosa di negoziabile unilateralmente.

Le licenze, nel mondo open source, sono testi stabili proprio perché la prevedibilità giuridica è un valore fondamentale per chiunque voglia costruire su di esse.

Introdurre ambiguità strutturale in questo sistema è un danno per l’intero ecosistema.

Va anche notato che questo non è il primo caso in cui OnlyOffice è stata criticata per il suo rapporto ambiguo con l’open source.

In passato, LibreOffice l’aveva già etichettata come fake open source, in parte perché il modello di sviluppo interno chiude di fatto le porte ai contributi della comunità, e in parte perché il software distribuisce binari senza i relativi sorgenti per alcune componenti.

Non si tratta di una posizione ideologica di LibreOffice: è un punto di fatto che l’articolo di Computerworld sul caso ha riportato in modo verificabile.

Sul piano pratico, le conseguenze immediate sono già concrete.

OnlyOffice ha sospeso la partnership commerciale con Nextcloud, una relazione durata otto anni che permetteva agli utenti di Nextcloud Hub di modificare documenti direttamente nell’interfaccia.

Una rottura che danneggia soprattutto gli utenti finali di entrambe le piattaforme, che ora si trovano senza una soluzione integrata funzionante.

Come potrebbe andare a finire

Al momento in cui scriviamo, la situazione è in stallo.

OnlyOffice ha pubblicato una lettera aperta a Euro-Office il 22 aprile 2026, in cui ammorbidisce leggermente la posizione iniziale: non chiede più il ripristino del logo nell’interfaccia grafica, ma richiede un’attribuzione visibile in una sezione Informazioni e il mantenimento delle note di copyright nel codice sorgente.

Una posizione più ragionevole della precedente, ma che Euro-Office non ha ancora accettato.

Le opzioni sul tavolo sono sostanzialmente tre. La prima è un accordo negoziato: Euro-Office accetta una forma di attribuzione testuale nel codice e in una sezione dedicata, OnlyOffice riconosce la legittimità del fork.

Sarebbe la soluzione più sensata per entrambe le parti, ma richiede che entrambe abbassino i toni.

La seconda opzione è una battaglia legale. Nessun tribunale si è ancora pronunciato su una clausola AGPLv3 di questo tipo, e il precedente che si creerebbe avrebbe implicazioni molto più ampie del singolo caso.

La terza, che riguarda solo OnlyOffice, è la chiusura del codice: il CEO aveva lasciato aperta questa porta se la FSF avesse stabilito che la licenza non era allineata con la AGPLv3.

Sarebbe la scelta più dannosa per la reputazione dell’azienda.

Nel frattempo, Euro-Office prevede di rilasciare la prima versione nell’estate 2026.

Il progetto dovrà costruire una community di sviluppatori e guadagnarsi la fiducia delle pubbliche amministrazioni europee, con una causa legale ancora irrisolta sullo sfondo.

E diciamolo… non è il punto di partenza ideale.

Conclusione: la realtà non aspetta i principi astratti

In conclusione:

  • OnlyOffice è quello con le mani più sporche, perché ha accettato contributi di terzi sotto AGPL per anni, godendosi i vantaggi di un ecosistema aperto, e poi ha cercato di bloccare un fork legittimo con una clausola sul logo. Questo è il classico “voglio il burro e la moglie del fornaio”: open source quando conviene, chiuso quando fa comodo.
  • Euro-Office (NextCloud + IONOS) ha le intenzioni probabilmente legittime, ma ha gestito male l’esecuzione. Se sai che stai forkando un progetto con contributi di terzi e una licenza complessa, la prima cosa che fai è verificare con un legale che tutto sia in ordine prima di alzare la bandiera europea. Invece hanno agito di fretta, probabilmente trascinati dall’urgenza geopolitica, e si sono ritrovati in una posizione giuridicamente fragile.
  • La FSF non è “colpevole” nel senso stretto, ma ha perso un’occasione. Avrebbe potuto dire: “OnlyOffice sbaglia, Euro-Office doveva fare meglio, ma il principio del fork resta sacrosanto.” Invece ha emesso un comunicato da notaio del software libero, freddo e decontestualizzato. Quando la FSF parla, parla a un pubblico tecnico che già conosce le licenze e al grande pubblico non arriva nulla di utile anche perché, in sostanza, non gliene frega niente.

Quindi più che tre colpevoli, direi: un colpevole vero (OnlyOffice), un esecutore frettoloso (Euro-Office) e un arbitro che sa fischiare ma non sa spiegare la partita.

Riassumendo senza peli sulla lingua: OnlyOffice ha costruito un meccanismo legale per rendere i fork impossibili, pur distribuendo il codice sotto una licenza che li garantisce esplicitamente.

È il comportamento più scorretto tra i tre, sul piano della coerenza. Euro-Office ha avuto ottime ragioni per forkare ma ha gestito la transizione con eccessiva fretta, senza verificare adeguatamente le implicazioni legali prima del lancio pubblico.

La FSF ha ragione sul piano tecnico-legale, ma ha mancato l’occasione di essere davvero utile: un comunicato che ignora completamente il contesto geopolitico e la complessità del caso non serve all’ecosistema open source, serve solo a ribadire la propria posizione ideologica.

La lezione più importante che si può trarre da questa vicenda è che la sovranità digitale europea non si costruisce con la fretta, né con i comunicati stampa.

Si costruisce con lavoro paziente, attenzione giuridica, e la volontà di non ripetere gli stessi errori che si criticano negli altri.

Se l’Europa vuole davvero liberarsi dalla dipendenza da software sviluppato fuori dai propri confini, deve farlo con la solidità che serve: senza trasformare ogni lancio in un evento simbolico prima che il prodotto sia davvero pronto.

Nel frattempo, gli utenti aspettano ancora. E il polverone continua a girare.


Fonti e riferimenti

  1. Tom’s Hardware Italia – Euro-Office e la disputa sulle licenze
  2. FSF – You cannot use the GNU (A)GPL to take software freedom away
  3. OnlyOffice – Comunicato ufficiale del 30 marzo 2026
  4. OnlyOffice – Open Letter to the Euro-Office Team (22 aprile 2026)
  5. Computerworld – OnlyOffice accuses Euro-Office of licensing violations
  6. Neowin – OnlyOffice suspends Nextcloud partnership
  7. The Register – Forking frenzy ensues after launch of Euro-Office
  8. Linuxiac – FSF says OnlyOffice cannot use AGPL to restrict forks
  9. Hardware Upgrade – Nasce Euro-Office, ma OnlyOffice non ci sta
  10. Mia Mamma Usa Linux – La FSF spiega la differenza tra rilicenziare ed essere compatibili
  11. It’s FOSS – ONLYOFFICE Gets Forked as Made in Europe

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