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OADC: l’Africa che costruisce il proprio futuro digitale nel silenzio dei media occidentali

OADC slide

C’era un tempo in cui parlare di Africa significava parlare di aiuti umanitari, di risorse estratte, di paesi in via di sviluppo.

Inutile dire che fino adesso i media occidentali hanno costruito per decenni una narrativa precisa, solida, quasi impermeabile a qualsiasi incrinatura.

L’Africa come destinataria, mai come protagonista. Come fornitrice di materie prime, mai come costruttrice di infrastrutture.

Come continente da assistere, mai come insieme di nazioni capaci di pianificare il proprio futuro tecnologico.

Eppure, qualcosa sta cambiando. Non sui telegiornali italiani o europei, non nei dibattiti sulla cooperazione internazionale, non nelle pagine economiche dei grandi quotidiani.

Sta cambiando nel silenzio dei media occidentali, con la concretezza silenziosa di chi non ha bisogno di palcoscenico per agire.

Sta cambiando con data center, fibra sottomarina, acquisizioni miliardarie e piani di investimento a lungo termine. Sta cambiando con Open Access Data Centres, conosciuta come OADC.

Questo articolo racconta quella storia. La racconta con i numeri, con i fatti verificati, con le fonti.

Senza retorica, senza enfasi fuori luogo, (come nel caso del social Umojja) ma con la consapevolezza che alcune storie meritano di essere raccontate proprio perché nessuno sembra volerlo fare e questo è un male!

I loghi aziendali riportati e menzionati sono presenti al solo scopo illustrativo e pertanto non vi è alcuna violazione di copyright.

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Il logo ufficiale dell’azienda.

Chi è OADC e da dove viene

Open Access Data Centres, l’acronimo OADC, è una società costituita nel 2018 con il supporto di IFC (International Finance Corporation, il braccio della Banca Mondiale dedicato al settore privato) e di Proparco, emanazione dell’Agence Française de Développement.

Non è un progetto di facciata, non è una startup senza radici. Nasce da un ecosistema africano consolidato e cresce dentro di esso.

La holding di controllo è WIOCC Group, sigla che sta per West Indian Ocean Cable Company.

Questa non è una società qualunque: WIOCC è stata fondata e appartiene a dieci grandi operatori di telecomunicazioni africani, ed è sostenuta da istituzioni finanziarie internazionali per lo sviluppo tra cui l’Emerging Africa and Asia Infrastructure Fund (EAAIF) e Ninety-One.

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Il sito ufficiale di OADC con la slide della filiale in SudAfrica, oltre a quella presente in Nigeria.

È, in sostanza, una costruzione collettiva del mondo delle tlc africane, pensata per rispondere a un bisogno reale con risorse proprie.

WIOCC Group è la holding che controlla, oltre a OADC, anche WIOCC (la società di connettività in fibra), Open Access Technical Services (OATS) e Open Access Metro (OAM).

Un ecosistema integrato che copre la fibra sottomarina, quella terrestre, i data center e i servizi tecnici: l’intera catena dell’infrastruttura digitale, pensata e costruita da africani per l’Africa.

Il modello ‘open access’ che dà il nome alla società non è un dettaglio semantico.

Significa che le strutture sono carrier-neutral, ovvero accessibili a qualsiasi operatore senza vincoli di esclusiva. Significa apertura, interoperabilità, democratizzazione dell’infrastruttura.

Un principio che in Europa si dà per scontato negli appalti pubblici, ma che in molti mercati africani rappresenta ancora una rivoluzione silenziosa.

Il CEO: un nigeriano con curriculum da primo livello mondiale

A guidare OADC c’è il dottor Ayotunde Coker, nigeriano, con oltre 35 anni di esperienza internazionale maturata tra Europa, Stati Uniti, Asia e Africa.

Prima di approdare a OADC, Coker era stato CEO e Managing Director di Rack Centre per otto anni, trasformandola in un brand di riferimento per l’industria dei data center in Africa Occidentale, con riconoscimenti internazionali e numerosi premi di settore.

Il suo percorso prima di Rack Centre comprende il ruolo di MD/CEO di Emerging Markets Payments West Africa e di Group CIO di Access Bank. Ha lavorato per Capgemini e BP.

È laureato in Ingegneria Meccanica all’Università del Galles del Sud con una borsa Shell, ed è alumni di Cranfield University, che nel 2020 gli ha conferito il Distinguished Alumni Award. È presidente dell’Africa Data Centres Association e ha fatto parte del UK Government Enterprise Architecture Board.

È il tipo di curriculum che, se appartenesse a un manager europeo o americano, troverebbe ampio spazio sulle riviste di settore internazionali. Nel silenzio dei media occidentali sull’Africa, rimane invece quasi sconosciuto al di fuori della comunità tech del continente.

La rete: da Durban a Kinshasa, passando per Lagos

OADC opera sei data center hyperscale e oltre trenta siti Edge distribuiti in tre mercati chiave: Sudafrica, Nigeria e Repubblica Democratica del Congo.

In Sudafrica le strutture principali si trovano a Johannesburg, Durban e Cape Town. A Lagos, in Nigeria, c’è il data center flagship, situato nell’area di Lekki su un sito di quattro ettari.

A Kinshasa, nella DRC, opera il data center OADC Texaf, nato da una joint venture con TEXAF, all’interno del hub digitale Silikin Village.

Tutti i data center core di OADC sono Tier III secondo la certificazione dell’Uptime Institute, lo standard internazionale di riferimento per l’affidabilità delle infrastrutture critiche.

La certificazione Tier III garantisce ridondanza nelle distribuzioni di alimentazione e raffreddamento, infrastruttura manutenibile in contemporanea con i sistemi attivi e disponibilità progettata al 99,982%.

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Il canale YouTube di OADC

Non è un’autocertificazione: è un giudizio di un ente terzo indipendente riconosciuto a livello globale.

La struttura di Isando, Johannesburg, ha superato recentemente la Tier III Design Certification dell’Uptime Institute.

Con oltre 3.000 metri quadrati di spazio tecnico e una capacità di 12 MW, l’Uptime Institute ha dichiarato che la struttura è stata progettata per garantire alta disponibilità e ridondanza, con percorsi multipli di distribuzione per alimentazione e raffreddamento e infrastruttura manutenibile in parallelo.

Ogni data center core di OADC garantisce anche accesso aperto a oltre 20.000 km di fibra terrestre, a reti nazionali e metropolitane con capacità di 16 terabit al secondo, e a otto sistemi di cavi sottomarini che collegano il Sudafrica su percorsi multipli verso Europa e Asia.

Il dato della fibra terrestre da solo fotografa la differenza tra chi costruisce infrastruttura integrata e chi si limita a realizzare edifici tecnologici.

Equiano e 2Africa: i cavi sottomarini che cambiano la connettivita del continente

Una delle caratteristiche che distingue OADC dagli operatori di data center convenzionali è il posizionamento strategico rispetto ai nuovi sistemi di cavi sottomarini.

Il cavo Equiano di Google, che collega il Portogallo con il Sudafrica passando per più paesi africani, atterra direttamente nel data center OADC Lagos, a Lekki.

Il cavo 2Africa, guidato da Meta e il cui ramo orientale atterra a Durban (Amanzimtoti), passa attraverso le infrastrutture WIOCC.

Questi due sistemi, da soli, rappresentano un salto generazionale nella connettività africana.

Avere data center posizionati come landing station di questi cavi non è una coincidenza: è il risultato di una pianificazione strategica che poche aziende al mondo possono permettersi.

Significa latenze ridotte, costi di transito più bassi, capacità di offrire ai clienti connettività di primo livello senza intermediari.

WIOCC Group è stato il primo operatore a illuminare la propria coppia di fibre su Equiano, ed è stato assegnato come gestore del Network Operations Center per il sistema 2Africa.

Non sono dettagli marginali. Sono segnali di un posizionamento nel mercato globale della connettività che va ben oltre i confini del continente africano.

L’acquisizione di NTT: quando un’azienda africana compra da un colosso giapponese

Il 31 dicembre 2025 si è concluso uno dei movimenti più significativi nella storia recente dell’infrastruttura digitale africana. OADC ha acquisito sette data center da NTT DATA South Africa, strutture che in precedenza erano gestite sotto il brand Internet Solutions.

L’operazione era stata approvata dalla Competition Commission del Sudafrica, che ha ritenuto che la transazione non avrebbe sostanzialmente ridotto o impedito la concorrenza in alcun mercato.

Le strutture acquisite si trovano a Bloemfontein, Cape Town, East London, Bryanston e Parklands (Johannesburg), Gqerberha e Umhlanga (Durban).

Con questa operazione, la capacità totale di OADC in Sudafrica ha superato i 25 megawatt!

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Il profilo Linkedin dell’azienda

La struttura del deal è un sale-leaseback: OADC acquista gli immobili e le infrastrutture fisiche, e li affitta a NTT DATA South Africa, che mantiene la gestione dei clienti e la continuità dei servizi.

Un accordo che ha consentito a NTT di alleggerire il bilancio da asset capital-intensive, mentre OADC ha acquisito capacità immediata senza i tempi lunghi delle costruzioni ex novo.

Joshua Smythwood, Chief Strategy and M&A Officer di WIOCC Group, ha commentato: ‘Il mercato dell’infrastruttura digitale sta entrando in una fase di consolidamento.

La scala conta, l’integrazione conta.

Infatti il CEO di OADC, dottor Coker, ha aggiunto che l’acquisizione rappresenta un passo significativo nella capacità di offrire soluzioni di colocation scalabili e resilienti, rafforzando il valore di OADC come partner critico per la crescita dell’economia digitale africana.

Non è un dettaglio da poco: un’azienda fondata da operatori africani nel 2018 sta acquistando asset da uno dei più grandi provider tecnologici giapponesi del mondo.

La narrativa del continente ‘da aiutare’ non regge all’urto di questa realtà.

240 milioni di dollari a Lagos: il piano per il futuro

OADC ha annunciato un piano di investimento da 240 milioni di dollari per espandere il data center di Lagos dalla capacità attiva di 1,5 MW fino a 24 MW entro il 2027.

L’espansione avverrà in due fasi da 12 MW ciascuna, a circa 10 milioni di dollari per megawatt di capacità IT, una stima in linea con gli standard globali del settore.

Questo investimento si inserisce nel piano complessivo da 500 milioni di dollari annunciato nel 2021 per lo sviluppo dell’infrastruttura digitale africana.

I finanziatori internazionali del progetto Lagos includono l’International Finance Corporation e Proparco. Non si tratta di dichiarazioni di intenti: sono impegni finanziari con partner istituzionali di primo livello.

Il CEO Coker ha spiegato che OADC sta perseguendo una strategia ‘core-to-edge’ ambiziosa: data center hyperscale nelle grandi metropoli e strutture edge nelle location emergenti, per garantire infrastruttura a bassa latenza e alta performance in tutta l’Africa.

Con strutture pianificate o già operative ad Accra (Ghana), Abidjan (Costa d’Avorio), Nairobi e Mombasa (Kenya), il disegno è panafricano nel senso più letterale del termine.

La tecnologia e il software: come funziona un data center OADC

Un data center di livello mondiale non si misura solo in megawatt o metri quadrati.

Si misura nella qualità dell’infrastruttura fisica, nella sofisticazione dei sistemi di monitoraggio e gestione, nell’efficienza energetica.

Su tutti questi fronti, OADC si è dotata degli strumenti e delle certificazioni che il settore riconosce come standard di riferimento globale.

Certificazioni e standard operativi

Tutti i data center core di OADC sono progettati e costruiti secondo la certificazione Tier III dell’Uptime Institute, che garantisce ridondanza nelle infrastrutture critiche e disponibilità del 99,982%.

Le strutture sono certificate anche ISO 27001 per la sicurezza delle informazioni e PCI DSS per il trattamento dei dati di pagamento, due standard essenziali per clienti nei settori finanziario e fintech.

La conformità a questi standard non è una questione di immagine: è il requisito minimo che cloud provider, hyperscaler e istituzioni finanziarie esigono prima di ospitare i propri sistemi in una struttura di colocation.

Infrastruttura fisica: alimentazione e raffreddamento

Le strutture OADC sono progettate con architettura a raffreddamento a corridoio freddo, sistemi UPS ridondanti, generatori di backup e sistemi di distribuzione dell’energia con percorsi multipli.

Per un contesto come quello africano, dove l’instabilità della rete elettrica nazionale è uno dei principali vincoli operativi, la resilienza energetica non è un optional ma una condizione di sopravvivenza.

Il rapporto ADCA 2026 nota che il PUE medio africano è di 1,67, superiore al benchmark globale di 1,58, un divario direttamente legato ai costi aggiuntivi per garantire alimentazione stabile in mercati con grid instabili.

OADC dichiara di avere le migliori tariffe energetiche del settore, un dato che riflette l’efficienza operativa raggiunte nelle strutture di nuova costruzione.

DCIM: il software che gestisce tutto

La gestione moderna di un data center di livello enterprise si basa su piattaforme DCIM, acronimo di Data Center Infrastructure Management.

Si tratta infatti di software specializzati che monitorano, misurano e gestiscono in tempo reale l’intero ecosistema fisico: consumo energetico, temperature, capacità dei rack, stato dei sistemi UPS, condizioni ambientali, asset inventory.

Gartner definisce il DCIM come lo strumento che permette di ‘monitorare, misurare, gestire e controllare l’utilizzo e il consumo energetico di tutte le apparecchiature IT e le componenti dell’infrastruttura di struttura’.

I principali fornitori di piattaforme DCIM per data center hyperscale e carrier-neutral del calibro di OADC sono Schneider Electric con la piattaforma EcoStruxure IT, e Vertiv con la propria suite di monitoraggio e gestione.

EcoStruxure IT offre visibilità vendor-agnostic su alimentazione, raffreddamento e condizioni ambientali, con analytics per l’ottimizzazione energetica, pianificazione della capacità e riduzione del rischio operativo.

La filosofia vendor-neutral del software si allinea perfettamente con il modello carrier-neutral delle strutture OADC, garantendo che nessun fornitore abbia un vantaggio esclusivo nella gestione dell’infrastruttura.

OADC ha un ESG Director dedicato, Sayuri Moodliar, che ha presentato al International Telecoms Week Africa le soluzioni tecnologiche per avanzare verso la neutralita carbonica nei data center, integrando energia rinnovabile, sistemi di raffreddamento piu efficienti e un approccio di economia circolare per la gestione dei rifiuti elettronici.

La sostenibilita, quindi, non e un argomento di comunicazione ma un obiettivo operativo strutturato.

Connettivita: IXP, cross-connect e l’ecosistema aperto

I data center OADC offrono connettivita carrier-neutral con accesso a IXP (Internet Exchange Point), cross-connect tra clienti e connettivita verso i principali operatori di rete.

In Sudafrica, OADC ha annunciato una partnership strategica con INX-ZA, l’unico Internet Exchange Point a guida comunitaria e neutrale del paese.

Gli IXP sono infrastrutture critiche per la riduzione della latenza: permettono a provider locali di scambiarsi traffico direttamente senza instradarlo attraverso nodi internazionali lontani, riducendo costi e tempi di risposta.

Avere un IXP integrato nei propri data center e un vantaggio competitivo significativo, in particolare per content provider, cloud operator e ISP locali.

Il mercato africano dei data center: un gap da colmare, un’opportunita da cogliere

Per comprendere perche OADC conta, bisogna capire in quale contesto si muove. Il rapporto ‘Data Centres in Africa 2026’, pubblicato dall’Africa Data Centres Association (ADCA), fotografa con precisione la situazione attuale.

L’Africa rappresenta oggi appena lo 0,6% della capacita globale di data center installata. Il mercato globale dei data center valeva 243 miliardi di dollari nel 2025 ed e atteso raddoppiare entro il 2032.

McKinsey stima che l’intelligenza artificiale triplicherà la domanda globale di capacità nei data center entro il 2030, con il 70% della nuova domanda legata ai carichi di lavoro AI.

La capacità totale africana installata e attesa triplicare entro il 2030, raggiungendo circa 1,2 gigawatt di carico IT.

Sembra un numero impressionante, ma la capacita globale crescera quattro volte nello stesso periodo, spinta soprattutto dai campus AI-focused negli Stati Uniti e in Asia. In altri termini, l’Africa sta crescendo ma non sta colmando il gap con il resto del mondo.

I quattro mercati principali sono Sudafrica, Nigeria, Kenya ed Egitto, che concentrano la quota maggioritaria della capacita continentale.

Fuori dal Sudafrica, solo circa un terzo della capacita costruita e effettivamente operativa, il che riflette infrastrutture realizzate in anticipo sulla domanda, un approccio a orizzonte decennale che operatori come OADC dichiarano esplicitamente. In Sudafrica, il 74% della capacita installata e gia operativa e in uso.

Il rapporto ADCA 2026 identifica l’energia come il principale vincolo operativo, superando la connettivita che per anni aveva dominato il dibattito.

L’instabilita delle reti elettriche nazionali in mercati come la Nigeria obbliga gli operatori a funzionare come centrali elettriche de facto, con costi aggiuntivi significativi.

OADC affronta questo vincolo con una strategia energetica multifascia che integra fonti tradizionali, sistemi ibridi e fonti rinnovabili.

Il CEO Coker lo ha detto con chiarezza: ‘La sovranita digitale dell’Africa dipende dall’espansione della capacita di elaborazione locale, supportata da sistemi energetici sostenibili e infrastrutture AI allineate con le priorita regionali.’

Una frase che sintetizza perfettamente la visione di lungo periodo di OADC: non solo costruire data center, ma costruire le fondamenta su cui l’Africa puo ospitare la propria intelligenza digitale.

Perche questa storia merita di essere raccontata

Chi segue questo blog sa che qui si parla di tecnologia, privacy e infrastrutture con la stessa attenzione che si riserva ai fatti sociali ed economici che le circondano.

E la storia di OADC e, prima di tutto, una storia sociale ed economica prima ancora che tecnologica.

In un articolo precedente su questo blog ho raccontato l’industria del cobalto nella Repubblica Democratica del Congo: come il sottosuolo africano fornisce le materie prime che alimentano le batterie degli smartphone e dei veicoli elettrici di tutto il mondo, spesso in condizioni di sfruttamento documentato, con benefici economici che raramente rimangono sul territorio.

E Il cobalto congolese di cui avevo parlato nell’articolo precedente è molto probabilmente nell’iPhone che hai in tasca (senza però farti sentire colpevole ma solo cosciente del problema).

I profitti dell’iPhone non sono nel Congo.

OADC racconta l’altra faccia di questa medaglia. Proprio la DRC, lo stesso paese del cobalto, e uno dei tre mercati in cui OADC opera con un data center certificato Tier III.

L’Africa non vuole solo estrarre le materie prime dell’economia digitale: sta costruendo, con risorse proprie e capitali continentali, le strutture dove i benefici di quell’economia verranno elaborati e distribuiti.

Non e retorica. E un dato verificabile: dieci operatori di telecomunicazioni africani hanno costituito WIOCC, WIOCC ha creato OADC, OADC ha acquisito sette data center da NTT DATA, ha ottenuto la certificazione dell’Uptime Institute, ha attratto capitali da IFC e Proparco, ha posizionato le proprie strutture come landing station dei cavi sottomarini piu avanzati del continente.

Tutto questo senza che un grande media occidentale ne parlasse in modo sistematico.

Il silenzio mediatico non e casuale. Non e il risultato di una scelta editoriale cosciente o di una cospirazione.

E il prodotto naturale di una narrativa consolidata che ha difficolta a fare spazio a storie che non si adattano agli schemi preesistenti.

L’Africa che costruisce data center di livello mondiale, che acquista asset da colossi giapponesi, che pianifica a 20 anni, non entra facilmente nel frame del ‘continente in via di sviluppo’. Quindi non entra.

Ma la realta non aspetta i frame narrativi per cambiare. Cambia lo stesso, nel silenzio dei media occidentali, con la concretezza di chi ha smesso da tempo di aspettare il permesso di qualcuno per agire.

Conclusione: una storia da tenere d’occhio

OADC non e una promessa. E una realta operativa con numeri verificabili, strutture certificate, finanziatori istituzionali e un piano di espansione pluriennale.

E la punta piu visibile di un iceberg piu grande: quello di un’Africa che sta costruendo la propria infrastruttura digitale con logica industriale, non con logica assistenziale.

Nei prossimi anni, man mano che cloud provider globali, hyperscaler e aziende fintech cercheranno di espandersi nel mercato africano, troveranno infrastrutture gia pronte, gia certificate, gia collegate ai principali cavi sottomarini del mondo.

Troveranno OADC. E forse, a quel punto, anche i media occidentali inizieranno a raccontare questa storia.

Nel frattempo, io l’ho gia raccontata

Fonti e riferimenti

Sito ufficiale OADC: openaccessdc.net

Sito ufficiale WIOCC Group: wioccgroup.net/about

Data Center Dynamics, acquisizione NTT (novembre 2025 / marzo 2026): datacenterdynamics.com

TechAfrica News, espansione Sudafrica (febbraio 2026): techafricanews.com

CIO Africa, acquisizione NTT (febbraio 2026): cioafrica.co

Developing Telecoms, investimento Lagos 240M$ (marzo 2025): developingtelecoms.com

TechCentral, consolidamento mercato Sudafrica (febbraio 2026): techcentral.co.za

DCNN Magazine, Tier III Isando (maggio 2024): dcnnmagazine.com

DCNN Magazine, Tier III Kinshasa (giugno 2024): dcnnmagazine.com

WIOCC Group, nomina CEO Coker: wioccgroup.net/oadc-appoints-ceo

ADCA, Data Centres in Africa 2026 Economic Report: africadca.org

BusinessAmLive, gap infrastruttura Africa 2026 (marzo 2026): businessamlive.com

TechEconomy Nigeria, Africa 0,6% capacita globale (febbraio 2026): techeconomy.ng

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