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LekeeLekee, il social africano che fa molto meglio di X (ex Twitter) e BlueSky

lekeelekee slide

Dalla Nigeria arriva una piattaforma che unisce social, videochiamate e sovranità digitale, lasciandosi alle spalle la tossicità (e alcuni limiti delle piattaforme occidentali).

Ma quanto è davvero innovativa? E quali aspetti devono ancora essere verificati?

Se siete stanchi di X (ex Twitter) e della sua tossicità, o se avete provato BlueSky e vi siete scontrati con alcuni suoi limiti funzionali, c’è una novità che arriva dall’Africa e che merita di essere conosciuta.

Si chiama LekeeLekee, ed è una piattaforma che, nella mia esperienza diretta, mi ha colpito per la reattività, le funzionalità integrate e soprattutto l’accoglienza ricevuta dalla community.

Se ne parla da qualche mese e di cui, ovviamente, l’Italia sa poco o nulla, come molte cose, del resto, no?

In questo articolo vi racconto cos’è LekeeLekee, perché ritengo che abbia caratteristiche interessanti rispetto a X, BlueSky e Mastodon (che odio a morte), e perché la sua community rappresenta un modello di socialità digitale che in Occidente abbiamo ormai dimenticato.

Non aspettatevi la solita recensione asettica: qui si parla di tecnologia, certo, ma anche di cultura, di sovranità digitale e di come l’Africa stia costruendo il proprio futuro, un po’ alla volta.

Le mie impressioni personali saranno distinte dai dati verificabili: una cosa è raccontare ciò che ho sperimentato, un’altra è attribuire a una piattaforma una superiorità tecnica assoluta senza disporre di test indipendenti.

Di conseguenza, l’articolo può essere modificato come sempre senza alcun preavviso.

lekeelekee logo

Cos’è LekeeLekee e chi c’è dietro: non un semplice clone di “X”

LekeeLekee è una piattaforma social nata nell’ambito di THISDAY Media Group e ARISE, il gruppo editoriale nigeriano guidato da Nduka Obaigbena, figura di primo piano nel panorama dei media del Paese.

Il servizio è stato lanciato nel Febbraio 2026 e viene presentato come una piattaforma sviluppata in Africa per un pubblico internazionale.

L’obiettivo dichiarato è offrire uno spazio digitale capace di dare maggiore visibilità alle voci africane, integrando social network, messaggistica, chiamate e altri strumenti di comunicazione.

Il nome merita una precisazione. Lekeleke è associato nella cultura yoruba a un uccello bianco, identificato in alcune fonti con l’airone guardabuoi (Bubulcus ibis).

Esistono racconti tradizionali e filastrocche legati a questo nome e al simbolismo del candore.

Non è però prudente attribuire con certezza al nome della piattaforma un’unica etimologia o un significato culturale preciso senza fonti più solide.

La missione dichiarata è ambiziosa: creare un’alternativa locale ai giganti globali, dando spazio alla produzione di contenuti, alle relazioni tra utenti e alle opportunità per creator e imprese.

Non si tratta quindi soltanto di replicare la struttura di X, ma di sviluppare un ecosistema di servizi che possa crescere attorno alle esigenze delle comunità africane e della diaspora.

È importante capire il contesto.

Negli ultimi anni, diverse realtà africane hanno sviluppato servizi digitali capaci di rispondere a esigenze specifiche dei propri mercati.

La diffusione della telefonia mobile e dei pagamenti digitali ne sono esempi importanti, anche se le condizioni infrastrutturali ed economiche variano enormemente da un Paese all’altro.

Da un lato ci sono le grandi aziende internazionali, con il loro enorme potere economico e tecnologico; dall’altro, imprenditori e sviluppatori che cercano di costruire alternative.

Basta pensare alle questioni sollevate da progetti come Worldcoin sulla raccolta di dati biometrici, oppure alle app di microcredito digitale e ai rischi che possono comportare per gli utenti più vulnerabili, temi sui quali ho già scritto in precedenza.

LekeeLekee si inserisce in questo scenario: un prodotto sviluppato in ambito africano, con ambizioni globali e una particolare attenzione alle esigenze del continente.

E aggiungo: anche per coloro che, come me, amano l’Africa, la sua gente e tutto ciò che la compone in bene.

L’esperienza sul campo: leggerezza, PWA e “leapfrogging”

La prima cosa che colpisce quando si apre LekeeLekee è la velocità.

L’app è una scheggia, almeno per quanto ho potuto constatare sul mio dispositivo Android.

C’è una precisazione tecnica importante: non disponiamo di informazioni pubbliche sufficienti per stabilire quale architettura interna utilizzi l’intero backend della piattaforma, né per dimostrare che sia strutturalmente superiore a quello dei concorrenti.

La fluidità che ho sperimentato è un dato della mia prova, non un benchmark universale.

Il servizio è accessibile anche attraverso il sito lekeelekee.com, che offre un’esperienza utilizzabile dal browser.

Le Progressive Web App, o PWA, possono essere installate e offrire alcune funzionalità simili a quelle delle applicazioni native, senza richiedere necessariamente un’installazione tradizionale.

La piattaforma dichiara inoltre di essere progettata per consumare meno dati e funzionare su reti con prestazioni differenti. È un aspetto importante per chi utilizza connessioni costose o instabili.

Questo si collega al concetto di leapfrogging tecnologico, cioè la possibilità di adottare nuove tecnologie senza dover ripercorrere tutte le tappe seguite da altri Paesi.

Un esempio spesso citato è la diffusione della telefonia mobile in aree dove le reti telefoniche fisse erano poco sviluppate.

È una prospettiva interessante, ma non bisogna generalizzare: l’Africa non è un mercato uniforme e le condizioni di accesso a Internet cambiano sensibilmente tra Paesi, città e aree rurali.

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I dati reali della mia prova su Android

Quando ho effettuato il test, ho rilevato i seguenti dati sul mio dispositivo:

  • Versione: 1.11.50.
  • Peso: circa 152 MB per l’app installata, che diventavano circa 182 MB considerando dati e cache.
  • Data Saver Mode: nelle impostazioni era presente una modalità di risparmio dati.
  • Interfaccia: tema scuro predefinito e navigazione a schede nella parte inferiore, con Home, Cerca, Messaggi, Chiamate e Notifiche.

Questi valori descrivono la versione che ho provato e non devono essere considerati specifiche permanenti: gli aggiornamenti possono modificare dimensioni, funzioni e interfaccia.

La presenza della modalità di risparmio dati è coerente con l’obiettivo dichiarato dagli sviluppatori di rendere il servizio accessibile anche in condizioni di connettività meno favorevoli.

Non ho trovato documentazione pubblica sufficiente per certificare lo stack tecnologico specifico del backend. Eviterei quindi di attribuire alla piattaforma particolari soluzioni tecniche senza prove verificabili.

Il risultato pratico, per quanto riguarda la mia esperienza, è comunque positivo: l’applicazione si è dimostrata fluida e piacevole da utilizzare.

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La vera differenza: 5.000 caratteri e l’integrazione con WhatsApp (anche se preferisco di gran lunga Telegram)

Ed è qui che LekeeLekee offre una caratteristica che considero particolarmente interessante.

Nella versione che ho provato, l’editor dei post consente di arrivare a 5.000 caratteri.

Sì, avete letto bene… CINQUEMILA!

Lo screenshot della schermata che ho postato qui sopra conferma in fase di pubblicazione il limite indicato nell’interfaccia.

Su BlueSky il limite ordinario è di 300 caratteri, mentre su X i post standard sono limitati a 280 caratteri.

X offre anche la possibilità di pubblicare testi più lunghi attraverso gli abbonamenti idonei: non sarebbe quindi corretto affermare che sulla piattaforma di Elon Musk (che ormai usa la piattaforma per i suoi capricci) sia impossibile scrivere post articolati.

La differenza concreta è che LekeeLekee consente, nella mia esperienza, di sviluppare un testo molto più ampio in un singolo post senza dover ricorrere a un abbonamento per superare il limite ordinario.

Cinquemila caratteri possono fare la differenza per chi vuole pubblicare un editoriale, un’analisi tecnica, una riflessione personale o un racconto senza dover spezzare tutto in una lunga sequenza di post.

Non significa che i testi lunghi siano sempre migliori di quelli brevi.

Significa semplicemente che chi scrive dovrebbe poter scegliere quanto spazio utilizzare per esprimersi.

Per un blogger, un autore o un professionista che vuole condividere conoscenze, è una caratteristica tutt’altro che secondaria.

Ma c’è un’altra funzione che ho notato.

Nelle sezioni Messaggi e Chiamate ho rilevato un collegamento con WhatsApp, attraverso un’icona verde che permette di passare al servizio di messaggistica di Meta.

È una scelta pratica, perché consente di raggiungere uno strumento già utilizzato da moltissime persone. Non la definirei, senza ulteriori verifiche, un’integrazione tecnica completa tra i due servizi: è più corretto descriverla come un collegamento tra le rispettive esperienze di comunicazione.

Personalmente preferisco di gran lunga Telegram, ma questa è una preferenza individuale. Il punto interessante è che LekeeLekee cerca di inserirsi nelle abitudini comunicative degli utenti, senza pretendere necessariamente che ogni conversazione avvenga al proprio interno.

Le funzionalità native

Oltre alla pubblicazione di testi e immagini, LekeeLekee offre un insieme di strumenti che va ben oltre il semplice microblogging.

Tra le funzioni disponibili o presentate ufficialmente dalla piattaforma troviamo:

  • Messaggi individuali e di gruppo.
  • Note vocali, foto e GIF nelle conversazioni.
  • Messaggistica che la piattaforma dichiara protetta da crittografia end-to-end.
  • Condivisione di video, fotografie, aggiornamenti di stato e tag di posizione.
  • Storie con durata di 24 ore.
  • Chiamate vocali e videochiamate, anche di gruppo.
  • Feed dei contenuti, profili da seguire, reazioni, commenti e ricondivisioni.
  • Sezioni dedicate a tendenze, notizie e discussioni.
  • Dirette audio e video, con strumenti per interagire durante le trasmissioni.
  • Strumenti rivolti ai creator e alle attività commerciali.

Le funzionalità possono cambiare con gli aggiornamenti: è opportuno distinguere ciò che ho utilizzato personalmente da ciò che compare nella presentazione generale del servizio.

Il sito ufficiale presenta inoltre strumenti per creator, pagine commerciali e pubblicità. Questo significa che le ambizioni di LekeeLekee non si limitano alla conversazione tra utenti, ma comprendono anche la possibilità di creare contenuti e sviluppare attività economiche.

Dalla pagina ufficiale e dalle schede degli store, oggi l’app offre queste cose:

  • Post con testo, foto, video, sondaggi, note vocali, indicazione del luogo e aggiornamenti di stato.
  • Messaggi uno a uno e di gruppo, che l’azienda dichiara protetti con la cifratura end-to-end.
  • Chiamate vocali e video, anche di gruppo fino a 25 persone, gratuite tra gli iscritti. Nel comunicato del 22 ottobre 2026, sulla sala stampa dell’azienda, si legge che le chiamate verso i normali cellulari e telefoni fissi arriveranno più avanti.
  • Stanze audio dal vivo, video in diretta e giochi con classifiche settimanali, come WordDay, Tetris, Snake e Sudoku.
  • Pagine gratuite per aziende, pubblicità e strumenti per i team di lavoro.
  • Un programma per i creatori di contenuti, con pagamenti.

In pratica è un mix di X, TikTok e WhatsApp, ed è l’azienda stessa a descriversi così nella scheda di Google Play. Una cosa da sapere: l’app contiene pubblicità. Lo segnalano sia Google Play sia App Store, e le note di aggiornamento di marzo parlano di post sponsorizzati nel feed.

Una precisazione sulla sicurezza

La crittografia end-to-end è importante perché, se implementata correttamente, permette soltanto ai partecipanti autorizzati di leggere il contenuto delle comunicazioni protette.

Tuttavia, la dichiarazione di una funzione di crittografia non equivale automaticamente a una verifica indipendente della sua implementazione.

Per valutare pienamente la sicurezza occorrerebbero informazioni più dettagliate sui protocolli, sulla gestione delle chiavi e sugli eventuali audit effettuati.

Non è un’accusa nei confronti della piattaforma, ma una distinzione necessaria per chi tiene alla privacy.

Una community che ti accoglie (a differenza di X)

Ma il vero miracolo di LekeeLekee non è tecnico: è umano.

Appena iscritto, mi sono trovato di fronte a un’accoglienza che non credevo possibile.

Mentre su X l’utente medio viene insultato o ignorato, su LekeeLekee vieni accolto con un “mettiti comodo, qui è un posto felice” (citazione autentica di un utente, CHI GLAD).

Ci si saluta con il “Ẹ n lẹ́” (Buongiorno in Yoruba), ci si scambiano consigli su come crescere e ci si supporta a vicenda.

In pochi giorni, ho raggiunto più interazioni genuine e costruttive lì che in mesi di permanenza su altre piattaforme, a parte un altro social africano, ovvero Umojja che ne ho già parlato in un precedente articolo a questo link sempre sul mio blog.

È il concetto africano di Ubuntu applicato al software: “Io sono perché noi siamo”.

Non c’è la competizione sfrenata per il like facile, non ci sono i bot che spammano odio.

C’è una comunità di persone che, consapevole di essere su una piattaforma nuova, sta cercando di costruire insieme un posto migliore.

Ho visto utenti con la stella (i “pionieri” come Ndubuisi Raphael Agua) che passano il tempo ad aiutare i nuovi arrivati, a spiegare come funzionano le funzioni, a dare il benvenuto.

È un approccio che in Occidente abbiamo perso da tempo, sepolto sotto l’algoritmo della rabbia e dell’engagement a tutti i costi.

I punti deboli (perché non è tutto perfetto)

Da blogger che cerca di verificare le informazioni e le fonti, sarei disonesto se vi dicessi che LekeeLekee è perfetta.

Ci sono questioni che meritano attenzione, soprattutto se la piattaforma vuole diventare un’alternativa credibile ai grandi servizi internazionali.

Il codice proprietario e la trasparenza tecnica

Non ho trovato un repository pubblico che permetta di esaminare liberamente il codice completo della piattaforma.

Questo limita la possibilità per sviluppatori e ricercatori esterni di analizzarne l’implementazione. È una differenza importante rispetto a Mastodon, che è un progetto open source.

Per correttezza, occorre distinguere tra la mancanza di un repository pubblico, la mancanza di documentazione tecnica e l’assenza di verifiche indipendenti: non sono la stessa cosa. Non posso affermare che LekeeLekee non svolga controlli interni o verifiche riservate.

Resta però una domanda legittima: quanto può essere trasparente una piattaforma che ambisce a diventare un’infrastruttura digitale importante senza permettere un esame pubblico del proprio codice?

Anche X ha reso pubblico parte del codice relativo alle raccomandazioni dei contenuti, ma questo non significa che l’intera piattaforma sia open source o che ogni sua componente sia verificabile liberamente.

Privacy e gestione dei dati su LekeeLekee

La sovranità digitale non consiste soltanto nel creare un prodotto in un determinato continente.

Comprende anche il controllo delle infrastrutture, la gestione dei dati personali e la trasparenza sulle regole che governano il servizio.

La politica sulla privacy di LekeeLekee, aggiornata il 17 luglio 2026, identifica come responsabile del trattamento LEKEELEKEE247 LTD, con sede registrata a Londra, nel Regno Unito.

Il documento dichiara che il servizio raccoglie informazioni fornite dagli utenti, contenuti pubblicati, dati sul dispositivo, indirizzi IP, dati di utilizzo e informazioni relative alle interazioni. Descrive inoltre possibili condivisioni con fornitori di servizi e trasferimenti internazionali.

La stessa informativa afferma che i dati personali non vengono venduti.

È una dichiarazione dell’azienda, da leggere insieme alle altre condizioni e alle finalità di trattamento descritte nel documento.

L’informativa menziona anche strumenti pubblicitari, tra cui Google AdSense per il sito web e Google AdMob per l’applicazione mobile, oltre a cookie e tecnologie analoghe.

Per chi ha a cuore la privacy, è un aspetto da considerare: la presenza di pubblicità e strumenti di analisi può comportare trattamenti ulteriori rispetto alla semplice pubblicazione dei post.

Questo non dimostra automaticamente un uso scorretto dei dati, ma significa che non si dovrebbe confondere l’origine africana di una piattaforma con una garanzia assoluta di indipendenza o riservatezza.

Dove si trovano i server?

Durante le mie verifiche ho osservato elementi infrastrutturali riconducibili a Londra, nel Regno Unito.

È però importante precisare che individuare un endpoint o un servizio di hosting non basta a dimostrare dove siano conservati tutti i dati degli utenti. Per stabilire la localizzazione effettiva dei dati servirebbero informazioni tecniche più complete e verificabili.

La sede legale britannica indicata nella politica sulla privacy è invece un dato documentato. Non va confusa con la posizione fisica di ogni server o con quella di tutti i sistemi che possono trattare le informazioni.

Se una piattaforma nata con l’obiettivo di rafforzare la sovranità digitale africana si appoggia anche a strutture e soggetti fuori dal continente, è legittimo discuterne.

Ma il giudizio deve basarsi su ciò che è effettivamente verificabile.

Ultimamente però le cose stanno cambiando, visto che OADC sta costruendo dei data center in Africa e la situazione potrebbe cambiare nel giro di pco tempo.

Pertanto vi invito a visitare l’articolo in questione.

Moderazione e indipendenza editoriale

LekeeLekee nasce nell’ambito di un gruppo editoriale importante, con risorse ed esperienza nel settore dell’informazione.

Questo può rappresentare un vantaggio, ma rende anche legittimo interrogarsi sulle politiche di moderazione, sulla gestione delle controversie e sulla trasparenza delle decisioni.

Non ho elementi sufficienti per sostenere che la piattaforma favorisca una particolare linea politica o che esista un controllo editoriale improprio. Sarebbe un’accusa senza adeguato fondamento.

Le domande da porsi sono più concrete: quali regole vengono applicate ai contenuti? Come vengono comunicate le decisioni di moderazione? Quali strumenti hanno gli utenti per contestare una sospensione o una rimozione?

La trasparenza su questi punti sarà importante quanto la qualità dell’applicazione.

La monetizzazzione su LekeeLekee illustrata in breve

Conclusione: il futuro è multipolare (e africano)

LekeeLekee non è soltanto un’alternativa a X.

È un esempio di come anche in Africa si possano sviluppare piattaforme con ambizioni internazionali, pensate per valorizzare le voci locali e riunire strumenti di comunicazione in un unico ambiente.

I 5.000 caratteri disponibili nell’editor che ho provato, le chiamate, la messaggistica e la community che mi ha accolto positivamente sono elementi che mi hanno colpito.

Non significa che la piattaforma sia superiore a ogni concorrente sotto tutti gli aspetti. X, BlueSky e Mastodon hanno caratteristiche, modelli e comunità differenti. Per confrontarli in modo rigoroso servirebbero test più ampi e criteri definiti.

Ma non è necessario proclamare un vincitore assoluto per riconoscere il valore di un’alternativa.

Il codice proprietario, la trasparenza tecnica, la gestione dei dati e le politiche di moderazione restano aspetti da osservare. La mia valutazione, per ora, è positiva ma non incondizionata.

Una cosa, però, mi sembra importante: l’Africa non deve essere considerata soltanto un mercato nel quale esportare tecnologie progettate altrove.

È anche un continente nel quale nascono iniziative capaci di proporre idee, prodotti e modelli differenti.

E questo vale la pena raccontarlo.

Se volete provarlo, vi lascio il link d’invito ufficiale qui sotto.

Se vi iscrivete, cercatemi: il mio profilo è @ValentinoMannara. Sono curioso di sapere cosa ne pensate e di conoscere le esperienze di chi lo sta già utilizzando.

A me ha già conquistato.

Ẹ n lẹ́!


Fonti e riferimenti

Fonti e Riferimenti

Lancio, fondatori e missione della piattaforma

Funzionalità, specifiche tecniche e aggiornamenti

Limiti dei concorrenti (X e BlueSky)

Significato del nome e cultura Yoruba

  • Yidio – Léké Léké (riferimento al nome yoruba per l’airone guardabuoi e al suo simbolo di purezza)
    https://www.yidio.com (Link al portale di riferimento culturale)
  • Icheke Journal – Traditional music is as old as the community that owns it (riferimento all’uccello migratore Lekeleke)
    https://www.ichekejournal.com (Link alla testata accademica)

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