Quando ho letto in rete la notizia che finalmente è stata creata una suite alternativa a quella proposta da Adobe ma che fosse scritta in Rust e nativa anche per Linux, ho fatto quasi un balzo dalla sedia.
In ogni caso ho controllato e indagato meglio.
ArtCraft ha infatti attirato l’attenzione del mondo intero, specialmente nel settore grafico.
In pochi giorni l’ondata su Youtube e sui social si è propagata… tredici applicazioni, tutte Open Source sviluppate in Rust: PhotoCraft, VectorCraft, FilmCraft, LightCraft, PdfCraft, EffectCraft e DesignCraft.
I programmi riprendono alcuni flussi di lavoro familiari a chi usa Photoshop, Illustrator, Premiere Pro, Lightroom, Acrobat, After Effects e InDesign e perfino software CAD e alcune app di Office 365.
Sono gratuiti da scaricare e il progetto è stato reso disponibile su GitHub, È codice Open Source.
La notizia è interessante soprattutto per tre motivi: la scelta di Rust, l’uso dichiarato di Claude Opus 5.5 durante lo sviluppo e l’ambizione di ricostruire strumenti complessi in tempi molto brevi.
Ma una cosa è presentare un’applicazione che si avvia e riproduce un’interfaccia familiare; un’altra è dimostrare che possa sostituire un software professionale in un flusso di lavoro reale.
Le fonti ufficiali e le prove indipendenti invitano a distinguere le due cose, in ogni caso, il lavoro svolto è notevole grazie al Vibe Coding e al reverse engineering.
Sono infatti colpito dai primi risultati e sto usando da diversi giorni la suite, anche se sto aspettando che Affinity venga sviluppato anche per Linux.
N.B. Come in ogni arrticolo io scrivo sempre in maniera obiettiva e imparziale, per quanto io sia entusiasta di questa suite che tira letteralmente uno schiaffo ad Adobe è chiaro che rimango comunque neutrale valutando I fatti per ciò che sono al momento dello sviluppo di tali app.

ArtCraft e Craft Apps non sono esattamente la stessa cosa
Ho fatto un controllo ed ero inizialmente confuso.
ArtCraft era nato come ambiente per creare e modificare immagini e video generati con l’intelligenza artificiale.
Le Craft Apps sono una linea distinta di programmi desktop e, in alcuni casi, web: editor e strumenti creativi tradizionali che possono essere usati singolarmente.
La pagina ufficiale li descrive come applicazioni native, Open Source, gratuite e sviluppate in Rust; i repository presentano il lavoro come una reimplementazione “clean-room”, cioè realizzata senza incorporare codice, icone o risorse proprietarie di Adobe.
La suite principale presentata sul sito ufficiale comprende tredici app.
Tuttavia, al momento della verifica, il repository dell’ArtCraft Launcher elenca anche in aggiunta WordCraft, DeckCraft, GridCraft, CADCraft e SoundCraft.
È quindi più preciso dire che le sette Craft Apps costituiscono la linea creativa principale presentata nella pagina dedicata, mentre l’ecosistema in generale si sta allargando ad altre categorie.
La presenza di un nome nell’elenco non dimostra, da sola, che il relativo programma abbia già una maturità o una completezza paragonabile a un prodotto commerciale consolidato.
Le sette applicazioni principali

PhotoCraft — grafica e fotoritocco
Punta a riprodurre parte del flusso di lavoro di Photoshop: livelli, maschere, strumenti di disegno, testo, regolazioni e gestione di file PSD.
Il repository ufficiale lo indica ancora in fase di early alpha.
Il progetto dichiara risultati promettenti nei test di apertura e salvataggio PSD, ma questo non equivale a una compatibilità universale né alla parità con Photoshop.
Gli stessi autori avvertono che non è ancora un sostituto per il lavoro professionale quotidiano.

VectorCraft — grafica vettoriale
Si propone come alternativa orientata al flusso di lavoro di Illustrator, con strumenti per curve, forme, livelli ed effetti modificabili.
Il progetto è in sviluppo.
Le cifre sulle prestazioni e sulle percentuali di completezza pubblicate dagli sviluppatori vanno considerate autovalutazioni, non benchmark indipendenti.

FilmCraft — montaggio video
Riprende alcuni elementi del montaggio non lineare, della correzione del colore e della gestione audio associati a Premiere Pro.
La documentazione elenca funzioni di timeline, strumenti colore e formati di esportazione, ma la compatibilità con codec, la riproduzione audio, le prestazioni su progetti complessi e la copertura delle piattaforme devono essere valutate con prove pratiche.
Una prova di TechRadar ha riscontrato limiti concreti nel montaggio e nell’audio.

LightCraft — catalogazione e sviluppo RAW
È dedicato alla gestione di una libreria fotografica e allo sviluppo non distruttivo dei RAW, con regolazioni di luce e colore e strumenti di mascheratura.
Non va descritto automaticamente come equivalente completo di Lightroom Classic: l’ambito funzionale e la copertura dei formati sono ancora in evoluzione.
Anche le prestazioni pubblicate dagli autori dipendono dall’hardware e dal tipo di file utilizzato.

PdfCraft — gestione dei PDF
È l’applicazione dedicata a lettura, ricerca, riordino, unione, divisione e protezione dei PDF.
Alcune pagine o copie del repository continuano a usare il nome PrintCraft, mentre la pagina della suite e il repository dedicato riportano PdfCraft.
Per evitare confusione, in questo articolo usiamo PdfCraft e segnaliamo la vecchia denominazione dove necessario.
Le funzioni avanzate di modifica del testo, accessibilità, standard PDF e firme digitali non vanno date per scontate.

EffectCraft — grafica animata ed effetti
Si rivolge a titoli animati, motion graphics e compositing, in un ambito simile a quello di After Effects.
Il repository elenca strumenti di animazione e composizione, ma dichiara anche limiti di compatibilità con i progetti e i plug-in di After Effects.
È una base da sperimentare, non una garanzia di poter aprire e continuare senza modifiche i lavori già esistenti.

DesignCraft — impaginazione
Mira a coprire una parte del flusso di lavoro di InDesign: pagine, cornici di testo, stili, colonne ed esportazione.
La documentazione descrive il supporto a formati di scambio e di pubblicazione, ma lo stato di sviluppo viene indicato in modo non del tutto uniforme tra la pagina generale e la roadmap.
Per lavori editoriali destinati alla stampa occorre verificare con attenzione font, gestione del colore, PDF finali e resa delle pagine.
Che cosa significa davvero “scritto in Rust”
Rust è un linguaggio progettato con un forte sistema di controllo della memoria.
Può aiutare a prevenire diverse categorie di errori frequenti nei programmi scritti in linguaggi meno protetti, ma non rende automaticamente un’applicazione più veloce, priva di bug o sicura in ogni circostanza.
Restano possibili errori di logica, problemi di compatibilità, vulnerabilità nelle dipendenze e difetti nelle parti che utilizzano codice non sicuro.
Perciò la formulazione corretta è che il progetto dichiara di aver realizzato le applicazioni in Rust e che i repository pubblici permettono di esaminare il codice.
Non è invece corretto dedurre dal solo linguaggio che le app siano più veloci di Adobe, che non abbiano problemi di sicurezza o che siano già pronte per un uso professionale.
Per sostenere confronti sulle prestazioni servirebbero test ripetibili, con file, hardware, impostazioni e versioni comparabili.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale nello sviluppo
Le notizie pubblicate in questi giorni attribuiscono allo sviluppatore Brandon Thomas l’uso di Claude Opus 5.5 per accelerare la realizzazione delle sette applicazioni.
Il dato è rilevante perché mostra come gli agenti di programmazione possano contribuire a generare grandi quantità di codice e a lavorare su sottosistemi distinti.
Non dimostra, però, che l’IA abbia prodotto autonomamente sette alternative complete ad Adobe.
La distinzione fondamentale è fra quantità di codice, copertura apparente delle voci di menu e correttezza dei risultati.
Un comando presente nell’interfaccia può essere collegato a una funzione incompleta; un file può aprirsi senza conservare ogni elemento editabile; un’esportazione può riuscire su un esempio e fallire su un documento complesso.
I test automatici sono utili, ma vanno letti insieme ai limiti dichiarati dagli autori e alle prove indipendenti.
Sono davvero alternative ad Adobe?
Sì, se con “alternative” intendiamo progetti che cercano di offrire strumenti analoghi, accessibili gratuitamente e con codice consultabile.
No, se il termine viene interpretato come sinonimo di sostituti già equivalenti per un professionista che deve consegnare lavori senza margine d’errore, questo è perché la suite è ancora in sviluppo.
La recensione di TechRadar su PhotoCraft e FilmCraft ha evidenziato sia aspetti promettenti, avvio ultra rapido e interfacce familiari, sia problemi di compatibilità e funzioni essenziali.
Ars Technica ha descritto il progetto come ambizioso, ma ha riportato anche le critiche sulle carenze delle applicazioni.

È una valutazione coerente con le avvertenze presenti nei repository: la suite è in una fase iniziale e la maturità varia da programma a programma.
Per chi vuole provarle, la regola prudente è semplice: lavorare su copie di file, non usare gli originali come unico esemplare e non affidare ancora a queste app una consegna professionale critica senza aver prima verificato ogni passaggio.
Per un uso quotidiano consolidato su Linux esistono già strumenti maturi come GIMP, Krita, Inkscape, Scribus, darktable, Kdenlive e LibreOffice, a seconda dell’esigenza.
ArtCraft merita attenzione, ma non cancella in pochi giorni anni di sviluppo, collaudo e compatibilità accumulati dai software esistenti.

Alcuni dei miei test
Nei giorni scorsi ho perfino testato la suite sul mio secondo laptop, ovvero il Lenovo Thinkpad L390 preso ricondizionato su Amazon a Gennaio 2023 in cui ho installato mesi fa la nuova versione del sistema operativo Zorin OS 18.2 Core.
La schermata sopra mostra chiaramente che con un laptop di appena 8 GB di ram l’uso delle risorse per un file complesso con più livelli non risulta essere un problema.

Perfino la gestione e il rimpiazzo dei font su Vectorcraft non è risultato essere un problema.

Perfino l’aggiornamento del launcher e delle singole app non risulta essere un problema ed è assai comodo e rapidissimo.

Pop!_OS 24.04 LTS di System76 con Comic DE scritto anch’esso in Rust è la combinazione vincente, ed è il sistema Linux che uso sul mio laptop principale, l’Asus ROG Strix Scar G732LW acquistato nel Settembre 2021, e nonostante avessi PhotoCraft aperto mentre lavoravo su un file PSD il sistema praticamente non lo sente, nonostante avessi Firefox attivo con più schede aperte.
E pensate che ho installato in remoto ad un mio cliente di Verona la suite di Artcraft su un vecchio laptop Asus ROG G74SX con l’ultima versione di Linux Mint e driver video Noveau e l’ha eseguita a velocità lampo senza alcun problema.
La dimostrazione pratica che pure il problema hardware è stato definitivamente abbattuto grazie al linguaggio Rust e al mondo Linux e Open Source.
Linux: disponibilità non significa ancora parità
Il sito ufficiale indica pacchetti Linux per le sette Craft Apps principali, e il launcher propone installazione e aggiornamento centralizzati.
È una buona notizia per chi preferisce sistemi aperti e vuole provare software nativo senza dipendere necessariamente da un abbonamento Adobe.
Resta però necessario controllare la pagina di download di ciascuna applicazione, perché formati di pacchetto, architetture supportate e disponibilità delle build possono differire.
Anche quando un programma si avvia su Linux, alcune funzioni possono essere meno collaudate rispetto a macOS o Windows.
Le dichiarazioni di prestazioni ottenute su un Mac non possono essere trasferite automaticamente a un PC Linux.
Licenze, privacy e aspetti da controllare
I repository delle applicazioni principali indicano licenze permissive, generalmente MIT o Apache-2.0, e descrivono le app come strumenti utilizzabili in locale.
Prima di parlare di un’intera suite come uniformemente “open source” o completamente offline, è comunque corretto leggere il file LICENSE, le note NOTICE e le informazioni sulle dipendenze di ogni progetto.
Alcuni componenti, modelli o risorse possono avere condizioni diverse; inoltre, il marchio e i loghi ArtCraft non sono automaticamente coperti dalla licenza del codice.
La definizione “clean-room” è una dichiarazione del progetto, non una sentenza legale.
Il fatto che gli autori dicano di non aver incorporato codice o risorse di Adobe è un elemento da riportare attribuendolo alla documentazione ufficiale, senza trasformarlo in una garanzia assoluta sull’assenza di ogni rischio legale.
Adobe e i suoi marchi non risultano affiliati o coinvolti nel progetto, secondo le avvertenze dei repository.
Anche le affermazioni su privacy e telemetria vanno associate alla singola applicazione e alla relativa versione: la presenza di elaborazione locale è un vantaggio, ma per valutarla servono documentazione, esame delle dipendenze e verifiche pratiche, non soltanto una frase promozionale.
Conclusioni: progetto da seguire, non promessa già mantenuta
Le Craft Apps di ArtCraft sono uno dei progetti open source più interessanti di cui si sta parlando in questo momento nel campo degli strumenti creativi.
La combinazione di Rust, codice pubblico, distribuzione gratuita e sviluppo assistito dall’IA merita di essere osservata, soprattutto per chi lavora su Linux e cerca alternative agli abbonamenti proprietari.
La conclusione, però, deve restare proporzionata alle prove. Le sette applicazioni principali sono ancora in sviluppo e non offrono tutte la stessa maturità; la lista del launcher si è già ampliata con altri progetti, ma la loro presenza non equivale a una suite completa.
Il valore reale si misurerà nel tempo: stabilità, qualità dei file esportati, compatibilità con formati diffusi, documentazione, gestione delle vulnerabilità, licenze chiare e capacità di mantenere il progetto.
Il consiglio è provarle, se interessano, su file non critici e seguire i repository ufficiali per verificare i progressi.
È un’iniziativa promettente; presentarla come una sostituzione già pronta dell’intero ecosistema Adobe, invece, sarebbe prematuro.
Nota editoriale: stati, nomi, funzioni e pacchetti possono cambiare rapidamente. La pagina ufficiale e i repository sono stati ricontrollati l’11 ottobre 2026; le valutazioni di maturità e le limitazioni attribuite agli autori sono presentate come dichiarazioni del progetto, mentre i rilievi pratici sono attribuiti alle rispettive testate.
Fonti e link utili
- Pagina ufficiale Crafting Apps — Elenco delle sette applicazioni principali e stato dichiarato.
- Repository ArtCraft / studio AI — Contesto del progetto ArtCraft originario.
- ArtCraft Launcher — Elenco più ampio delle app attualmente elencate dal launcher.
- PhotoCraft — repository — Funzioni, stato alpha, licenza e limiti dichiarati.
- VectorCraft — repository — Funzioni e stato di sviluppo.
- FilmCraft — repository — Funzioni, piattaforme e formati dichiarati.
- LightCraft — repository — Sviluppo RAW e documentazione tecnica.
- PdfCraft — repository — Strumenti PDF e stato del progetto.
- EffectCraft — repository — Motion graphics, roadmap e limiti.
- DesignCraft — repository — Impaginazione, formati e stato di sviluppo.
- TechRadar Pro — prova pratica — Prova pratica di PhotoCraft e FilmCraft e limiti osservati.
- Ars Technica — analisi del progetto — Contesto, reazioni e cautele sul progetto.
- Tom’s Hardware — notizia sul progetto — Riepilogo della notizia e delle controversie.
- Techaeris — lancio delle sette app — Panoramica indipendente pubblicata il 7 ottobre 2026.
- OrcaRouter — analisi tecnica — Confronto fra dichiarazioni e indicatori riportati nei repository; fonte di terze parti da leggere criticamente.
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